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Siamo (forse) un po' tutti COUS COUS KLAN 
a cura di Roberto Canavesi
Visto al Teatro Gobetti di Torino venerdì 1 marzo 2019
drammaturgia Gabriele Di Luca ; regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi 

con Angela Ciaburri, Alessandro Federico, Pier Luigi Pasino , Beatrice Schiros, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi; voce fuori campo Andrea Di Casa

musiche originali Massimiliano Setti; scene Maria Spazzi; assistente alle scene Aurelio Colombo; costumi Erika Carretta; luci e direzione tecnica Giovanni Berti; allestimento Nicolò Ghio; illustrazione Federico Bassi

Carrozzeria Orfeo in coproduzione con Teatro dell’Elfo, Teatro Eliseo, Marche Teatro
in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana La Corte Ospitale – residenze artistiche
Tutto si potrà dire tranne che la sgangherata comunità umana del Cous Cous Klan targato Carrozzeria Orfeo non desti assoluta simpatia per il suo essere accolita di grottesche esistenze vissute ai margini: salutata dalle meritatissime ovazioni di un pubblico affatto provato da due ore filate di una commedia umana in bilico tra disperazione e grottesco, la pièce scritta da Gabriele Di Luca, anche regista insieme a Massimiliano Setti ed Alessandro Tedeschi, è l’impietoso spaccato di un’umanità dimenticata da tutti ed intenta a combattere un’ipotetica guerra per il possesso dell’acqua.

Nelle due fatiscenti roulotte prossime al muro di cinta di un cimitero tra furtarelli e lavori improvvisati sopravvivono tre fratelli: l’ex prete Caio, pronto a svuotare le bare dei morti da gioielli, dentiere e protesi di varia natura, Achille, omosessuale sordo con evidenti difficoltà di eloquio ed Olga, silhouette tendente all'extra large con tanto di occhio vuoto e benda da pirata. Completano il quadro il di lei pseudo amante Mezzaluna, musulmano lungagnone che il padre vorrebbe kamikaze per poi ritrovarsi sotterratore di rifiuti tossici, ed il rampante pubblicitario Aldo, marito e padre in crisi che irrompe nel campo appena messo fuori casa per aver sedotto una minorenne: a loro si aggregherà Nina, misteriosa ragazza dal torbido passato che irromperà all'improvviso per coinvolgere i suoi compagni nella stralunata impresa di sottrarre il prepuzio di Cristo per poi rivenderlo ad un boss dell’acqua collezionista di reliquie religiose.

Una gabbia di matti, si potrebbe pensare, che la scrittura di Gabriele Di Luca fa risplendere di una desolante umanità che sempre ne accompagna gesti e parole: si ride tanto, ma si riflette non poco, al cospetto del disperato tentativo di ciascuno di mettere la propria vita una volta per tutte sui binari della normalità. Provano a farlo Olga e Mezzaluna, a loro modo decisi a realizzare un’idea di famiglia, e prova a farlo lo stesso Caio, prete spretato che nell'angelica e diabolica Nina vede forse un segnale dall'alto, come Aldo ed Achille, con il primo pronto a rifugiarsi nei tranquillanti per evitare pericolosi incontri con la propria coscienza, ed il secondo alla fine convinto a voler far di tutto per uscire da un’atavica condizione di disadattato represso: centoventi minuti dal ritmo incalzante che divertono, commuovono e stordiscono, lasciando allo spettatore l’amaro in bocca di aver assistito alla rappresentazione di una grottesca commedia degli ultimi, non forse così distante da tanti originali che ancora oggi abitano in silenzio le nostre periferie.

E se per Cous Cous Klan di successo si può e deve parlare il merito è in primis di Massimiliano Setti, Beatrice Schiros, Alessandro Tedeschi, Pier Luigi Pasino, Alessandro Fedeerico ed Angela Ciaburri, impietose maschere di una galleria umana dalla spiazzante genuinità ripagata da convinti e meritati applausi.
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