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Spamalot: il Sacro Graal di Elio
a cura di Giampiero Raganelli
Visto al Teatro Nuovo il 20 novembre 2017
Con ELIO 
Regia di Claudio Insegno 
Testo e liriche: Eric Idle 
Musiche: John Du Prez 
Traduzione e adattamento: Rocco Tanica 
e con
Pamela Lacerenza, Andrea Spina, Umberto Noto, Giuseppe Orsillo, Filippo Musenga, Thomas Santu, Luigi Fiorenti 
Ensemble: Michela Delle Chiaie, Greta Disabato, Federica Laganà, Maria Carlotta Noè, Simone De Rose, Daniele Romano, Alfredo Simeone, Giovanni Zummo
Direzione Musicale: Angelo Racz 
Coreografia: Valeriano Longoni 
Scene: Giuliano Spinelli 
Costumi: Lella Diaz 
Disegno Audio: Edoardo Priori 
Disegno Luci: Alin Teodor Pop 
Ufficio stampa: Rocchina Ceglia 
Produzione: Teatro Nuovo di Milano
Nell'anno della tournée d'addio di Elio e le Storie Tese, troviamo il nucleo del gruppo, rappresentato da Elio e Rocco Tanica, impegnati nel primo adattamento italiano di Spamalot, il musical che ha debuttato nel 2004 di Eric Idle, a sua volta trasposizione teatrale del film dei Monty Python, Monty Python e il Sacro Graal del 1975. Sotto la guida del regista Claudio Insegno, Elio è nel ruolo di protagonista, di Re Artù, e Rocco Tanica è l'artefice del complesso lavoro di adattamento in italiano. Con l'ovvia difficoltà, in cui si è tirato su le maniche, di rendere intelligibile a un pubblico nostrano, una comicità verbale che fa spesso ricorso ai giochi di parole. A volte giocoforza arrendendosi, come nell'assonanza tra England e Finland che manca tra gli equivalenti vocaboli Inghilterra e Finlandia. 

Il musical teatrale cerca in tutti i modi di ricreare quei giochi metalinguistici di cui il film era ricco, nell'autentico spirito dei Monty Python, il ciak, la scena tagliata, ecc. Si arriva così a parlare della quarta parete, abbondandemente violata già dall'ingresso della Dama del Lago dalla platea, al coinvolgimento del pubblico nella ricerca stessa del Sacro Graal. Dama che si circonda di cheerleader: `c'è sempre un numero così`, è il commento di una battuta dello spettacolo. E l'adattamento spazia ben oltre la semplice trasposizione del film, attingendo a tutto un repertorio iconografico pop. C'è una trombetta seguita da uno sparo che rimanda all'inizio di Hollywood Party, un vecchio che sembra uscito dal Rocky Horror, una marcetta da marines come quelle che si vedevano in Full Metal Jacket e in altri film. Mentre Rocco Tanica inventa nuove espressioni buffe in italiano come la `tavola rotondissima`. Nella reinvenzione dal film rimangono alcuni elementi scenici, come l'iconico coniglio di Troia che è riprodotto tal quale.

Alla fine, nella doppia mediazione dell'adattamento in lingua italiana di un musical teatrale a sua volta trasposizione di un film, Elio e Rocco Tanica trovano il loro Graal, se stessi, le loro origini. Quello spirito surreal-demenziale, irriverente, nonsensique, che li ha sempre mossi in Elio e le Storie Tese, è infatti profondamente debitore della libertà e anarchia espressive dei Monty Python. Elio e le Storie Tese sono incoronati al centro di una tavola rotonda, anzi rotondissima, proprio nel momento del loro congedo dai palcoscenici musicali.
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