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CONFIRMATION: la tolleranza passa per la dignità
a cura di Donatella Codonesu
Visto al Teatro Argot di Roma, 11 aprile 2017
di Chris Thorpe - traduzione e regia Jacopo Gassmann

con Nicola Pannelli

luci Gianni Staropoli

- Produzione Narramondo



Testo vincitore del Fringe Festival di Edimburgo 2014. Ha debuttato nella traduzione di Jacopo Gassmann nella rassegna Trend Nuove Frontiere del teatro britannico (2015) curata da Rodolfo di Giammarco.




Una lavagna a fogli mobili, un microfono ad asta, un relatore che arriva trafelato e ci introduce ad argomenti scientifici. La forma di questa recente opera firmata da una delle voci più interessanti del teatro britannico, Chris Thorpe, è quella di una “conferenza-performance”. Ma è solo una prima traccia narrativa da cui l’attore esce e rientra di continuo, attraversando la “realtà” di un secondo e di un terzo piano in cui ne sperimenta la veridicità confrontandosi con due estremisti di destra.

Partendo dal presupposto che l’atteggiamento istintivo è per tutti quello di cercare nei fatti la conferma del proprio pensiero, il personaggio cancella il proprio pregiudizio e si avventura nel confronto con un pensiero profondamente diverso alla ricerca di spunti di riflessione non scontati e di fattori che possano potenzialmente mettere in discussione le proprie convinzioni. Per rispondere ad una domanda fondamentale: è possibile avere un dignitoso confronto con qualcuno che abbia un punto di vista diametralmente opposto al proprio

Diretto, schietto e convincente (merito anche della traduzione di Jacopo Gassman, che cura anche la regia) Nicola Pannelli coinvolge immediatamente il pubblico nella dimostrazione di un principio scientifico. Siamo nell’ambito della psicologia cognitiva e il testo si avventura fin immediatamente su un terreno complesso, ma procede spedito su un filo logico che non perde mai di vista la tesi finale e il pubblico segue, reagisce, non perde una battuta.

La regia è giustamente scarna e mira a sottolineare i passaggi cruciali di un testo fluido ma articolato e ricco di implicazioni. Usa luci e microfono per riverberare la parola, sciogliendone la densità in un flusso coerente, che in scena l’attore sostiene e porta avanti con chiarezza e sobrietà, restituendo la precisione netta del testo.

Il ragionamento è articolato, ma non risulta ostico, grazie alla inflessibile lucidità dell’autore e alla verità scenica che lo sostiene costantemente. L’attenzione è tenuta alta anche dagli improvvisi scarti del percorso logico, a volte totalmente spiazzanti, sempre perfettamente funzionali a tracciare le molte sfaccettature del discorso. Si cambia direzione, punto di osservazione, approccio, ma mai obiettivo.

La premessa è che tutti cerchiamo istintivamente il “bias”, il pregiudizio di conferma (cerchiamo, cioè, nei fatti l’evidenza che ciò che pensiamo sia giusto). Di contro, il gioco a cui ci costringe il personaggio è il ribaltamento della questione: un confronto costante con il dubbio, la ricerca di una prova che ciò che sembra una conferma sia invece la spia di una smentita. E a monte, nelle intenzioni dichiarate del personaggio, l’impegnativo sforzo a concedere diritto di espressione, dignità, a chi si professa “fiero nazionalsocialista”. Il tema di fondo è dunque la tolleranza, o meglio la possibilità di un confronto in termini pacifici e dignitosi, fra chi ha una visione diametralmente opposta, estrema, della politica.

Lo spettacolo è un’occasione da non perdere per accedere ad una interessantissima opera di drammaturgia inglese, che ancora una volta si dimostra un acuto e penetrante strumento di analisi del contemporaneo.



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