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ETHICA. NATURA E ORIGINE DELLA MENTE
a cura di Giampiero Raganelli
Visto alla Triennale - Teatro dell'Arte il 23 giugno 2017
ideazione e regia: Romeo Castellucci / testo: Claudia Castellucci / suono: Scott Gibbons 

con: Silvia Costa / voce: Bernardo Bruno 

sculture: Istvan Zimmermann & Giovanna Amoroso / tecnico del suono: Matteo Braglia / macchinista: Filippo Mancini / addetto alla produzione: Benedetta Briglia / organizzazione e promozione: Valentina Bertolino, Gilda Biasini / amministrazione: Michela Medri, Elisa Bruno, Simona Barducci, Massimiliano Coli 

produzione: Socìetas Raffaello Sanzio

in coproduzione con: T2G-Théâtre de Gennevilliers - Centre dramatique national de création contemporaine / creato a: Venezia per Biennale College - Teatro nell’agosto 2013 / in coproduzione con: Théâtre de la Ville e Festival d’Automne a Parigi / in collaborazione con: La Biennale di Venezia 

durata: 55'
La nuova scena italiana ha da tempo abolito la quarta parete, diventata sempre più un colabrodo, sempre più illusoria, ormai votata alla dissoluzione. Con Ethica. Natura e origine della mente la Societas di Romeo Castellucci erige una vera e propria quarta parete che separa lo spazio teatrale creando così una camera sul palcoscenico. Gli spettatori sono fatti entrare attraverso questa barriera attraverso una fessura che ha i contorni di un corpo femminile. Sono così parte integrante dello spettacolo dove non c'è platea, parte di una mente, inconscio dell'artista dove si partoriscono immagini. 

Ethica. Natura e origine della mente è il primo capitolo di un percorso della compagnia nel pensiero di Spinoza, e in particolare il secondo libro dell'Ethica, la maggiore opera del filosofo. Il filosofo che, ricordiamo, scardinava il concetto di trascendezza divina, in base all'assioma secondo cui una causa non può essere eterogenea rispetto all'effetto. Così il teatro, e l'arte, non può essere un qualcosa di etereogeneo rispetto al suo pubblico.

Dentro la stanza avviene un dialogo tra la Luce, impersonata dall'attrice della compagnia Silvia Costa sospesa nel vuoto, aggrappata a un cavo; la Telecamera, impersonata da un cagnolone che si aggira tra il pubblico che parla il linguaggio dei gatti e altri linguaggi; con la presenza della Mente personificata da una moltitudine di personaggi. Se la verità, per il filosofo secentesco, si manifesta in contrasto con il falso proprio come la luce con le tenebre, la Societas carica di una prima grande ambiguità la sua macchina teatrale. La Luce è sospesa nel vuoto, aggrappata a un cavo con un unico dito: impossibile anche per i migliori acrobati rimanere così per tutta la durata dello spettacolo, e anche le norme di sicurezza lo vieterebbero. Secondo il criterio dell'evidenza o il modello deduttivo, cari al filosofo, non si può che dedurre che si sia un impercettibile trucco teatrale, la Luce si fonda su di un falso. L'animale senziente e poliglotta che coincide con la telecamera, negazione del teatro, dell'arte dal vivo e una delle vie di quella che sarà la riproducibilità tecnica dell'opera d'arte. La fessura da dove siamo entrati, scorcio di una vuota platea, che mostra il divenire della vita, l'erotismo dei corpi nudi, la natura come vegetazione e poi lo scheletro, la sua decomposizione. 

La Societas mette in scena il teatro, l'arte, e gli spettatori, la corporeità, dell'uomo e dell'animale, e la mente, il Dio spinoziano e/ossia la natura.
  • @Guido Mencari
    @Guido Mencari
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