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EUROPA A DOMICILIO: SPETTATORI O OSPITI?
a cura di Giampiero Raganelli
Visto al festival Pergine Spettacolo Aperto il 5 luglio 2016
Di Rimini Protokoll / Ideazione, testo, regia: Helgard Haug, Stefan Kaegi, Daniel Wetzel / Drammaturgia: Katja Hagedorn
Tra le immagini che rimangono scolpite nella mente di molti di noi, c’è sicuramente la scena del film Il grande dittatore con Charlie Chaplin-Adenoid Hynkel-Adolf Hitler che gioca con un mappamondo. Un momento ludico da parte di chi ha soggiogato l’Europa. Lo stesso gioco di ruolo cui viene inserito lo spettatore – termine di comodo anche perché del tutto inadeguato a questo come agli altri lavori della compagnia – in Europa a domicilio, limitato al nostro continente, a quell’Unione Europea che da anni è in testa alle nostre preoccupazioni, tra euro, spread, troika e ora con la Brexit. 

Conoscevamo il collettivo tedesco Rimini Protokoll per il loro lavoro Remote Milano, dove i partecipanti passeggiavano per la grande città. In quel lavoro c’era già un abbozzo, un’istanza di renderli protagonisti, nel tentativo, timido e molto limitato, di appropriarsi degli spazi urbani, facendoli attraversare in massa con il rosso, oppure facendoli ballare, in una danza collettiva, in mezzo a una piazza. Ora, in Europa a domicilio, lo spazio diventa quello in interni di una casa, messa a disposizione da qualcuno, da cui si entra come ospiti. E lo spazio preso in oggetto è molto più grande di una metropoli, trattandosi della vecchia Europa. Come può succedere in questi casi, si passa la serata in un grande gioco di ruolo, attorno a un tavolo, con amici o persone che si sono conosciute in quell’occasione. Ma il gioco prevede che si stringano alleanze, che si crei un’empatia, una complicità tra i partecipanti e allo stesso tempo la possibilità di tagliare fuori i gruppi rivali, di formare dei blocchi e porsi in contrasto con altre aggregazioni, di tagliarle fuori. Spesso ci si trova di fronte a bivi tra solidarietà e individualismo, e a venire premiato non è sempre il primo dei due atteggiamenti. 

Come in Remote Milano si cercava di inserirsi, di prendere posto nei ritmi della grande città, così in Europa a domicilio si parte da una visione dell’Europa, e non solo, che si fonda sulle proprie esperienze personali, viaggi, soggiorni di studio, vacanze in relazione con i luoghi di nascita, di vita, di lavoro. Anche l’Europa, come la grande metropoli, viene messa in risonanza con la vita, e ai partecipanti può anche venir chiesto di raccontare le proprie esperienze personali, il proprio vissuto. E la vita comprende anche la sua fine, la morte e si può interrogare qualcuno su quale sia il proprio luogo ideale di sepoltura. Ricordiamo sempre che Remote Milano iniziava dal Cimitero Monumentale. E ancora, partendo dalla propria storia, dai ruoli che si hanno interpretato nella vita, si viene scelti per interpretare le parti nello scacchiere europeo. Chi è stato rappresentante di classe, e ha precocemente dimostrato qualità istintive da leader, chi ha militato in partiti o nell’associazionismo, chi ha fatto a botte e chi lavora, chi ha il portafogli più carico. Siamo come in un Risiko o a un Monopoli, in un gioco da tavolo, organizzato attorno a un bizzarro trabiccolo con i fili e gli ingranaggi a vista. Un aggeggio che interroga e detta le regole scritte su degli scontrini. A ricordarci che tutto passa per transazioni economiche. E gli scontrini serviranno anche a definire, nel diametro della torta, le fette proporzionali che ci si è aggiudicati. Nella seconda parte del gioco si farà uso invece di un piccolo tablet. Quello che importa è che, nonostante l’illusione di protagonismo, di essere più o meno vincenti sulla scena europea, di essere la Germania o la Grecia, di poter modificare/spostare/eliminare/creare linee di confine, siamo sempre eterodiretti, alla fine, proprio come in Remote Milano. Da un apparecchio o dall’attore presente nella casa. Siamo in un gioco metaforico, sempre come pedine.
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