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Il parto e il linguaggio: Mad in Europe
a cura di Giampiero Raganelli
Visto al festival Pergine Spettacolo Aperto il 5 luglio 2016
di e con Angela Dematté / collaborazione drammaturgica Rosanna Dematté / regia Gruppo Mad in Europe / scene e costumi Ilaria Ariemme / disegno luci e audio Marco Grisa / coproduzione Pierfrancesco Pisani, CapoTrave / Kilowatt / Progetto Goldstein
In scena al Teatro Verdi dal 16 al 20 maggio 2017
Poche sedie, rivolte dalla parte opposta rispetto a quelle del pubblico, in una semplicissima scenografia, che verrà poi riempita da una statuetta della Madonna, da un pacco, da un gruppo semovente di quelle boccette di acqua di Lourdes sempre riproducenti un’immaginetta mariana, da una bandiera dell’Unione Europea. Con questo spazio vuoto, con semplici cambi di luce che a volte illuminano la platea, funziona lo spettacolo Mad in Europe di Angela Demattè, drammaturga con molti testi all’attivo, che, in questa occasione, è anche in scena. Occupando a volte le sedie, ma garantendo alla Madonna un posto in prima fila. Un’immaginetta popolare propria di una religiosità semplice, che verrà illuminata o accompagnata da canzoni da messa stonate. 

Nella vicenda della europarlamentare impazzita confluiscono una serie di temi, anche personali dell’autrice. Un percorso all’origine del linguaggio, che teatralmente funziona con un pastiche linguistico continuo, che comprende l’uso di varie lingue, a volte nelle stessa frase, a volte in sovrapposizione, nella traduzione simultanea, come un doppiaggio. Comprende poi dei flussi liberi di parole e ancora teatralmente si lega a un modo di esprimersi gutturale, primigenio, un modo di comunicare istintivo tramite l’inflessione della voce, come il grammelot, come La Linea di Osvaldo Cavandoli. Il modo di esprimersi di un neonato, durante il suo percorso di apprendimento che avviene per imprinting materno e paterno. E anche gli adulti riscoprono le parole insieme al proprio bambino. La follia come un ritorno all’infanzia

Il punto di vista cristiano anche per l’Europa: l'illustratore Arsène Heitz che realizzò la bandiera con le dodici stelle dorate disposte in cerchio su campo blu, rivelò un’ispirazione misticheggiante, non certo prevista dai suoi committenti, di un'immagine della devozione alla Madonna nel dodicesimo capitolo dell'Apocalisse: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”. E poi il ritorno alle proprie radici trentine dell’autrice, come trentino era Alcide De Gasperi, uno dei fautori dell’Unione Europea. Il locale e l’universale.



Non di teatro di narrazione si tratta. Lo dice la stessa Angela Demattè, con la sua recitazione trepidante, rivolgendosi al pubblico, nella sua dimensione polifonica, nel suo andirivieni dentro e fuori i personaggi, nel suo interpretare anche le note del testo. E nemmeno siamo dalle parti di García Lorca o Emma Dante, suggerisce ancora in modo dissacrante. Usa musiche sacre sullo sfondo dell’atto generatore dell’amplesso, la ninna nanna, e il preludio al Te Deum di Marc-Antoine Charpentier, che in tanti si ricordano come la sigla dell’eurovisione. Usa il gesto teatrale semplice, come ricoprire la Madonna con la bandiera dell’Ue.



Con la nascita si azzera tutto e tutte le lingue del mondo rinascono con quel bambino. Questo l’assunto di Mad in Europe, spettacolo cerebrale che riesce a far confluire tanti temi apparentemente lontani tra loro. E che conferma l’interesse per la contemporaneità della sua autrice.
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