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IL SOGNO D'AUTUNNO NELLA SOFFERTA UMANITA' DI JON FOSSE
a cura di Roberto Canavesi
Visto al Teatro Stabile di Torino il 28 febbraio 2017
Di Jon Fosse
Regia Valerio Binasco
Con Giovanna Mezzogiorno, Michele di Mauro
Scene Carlo de Marino
Sogno d’autunno più che commedia è il dramma della solitudine dei vivi e dei morti: all’insegna di una profonda ambiguità, ora comico ed allo stesso tempo drammatico, si muove in perenne bilico tra amore e morte, tra distacco e morbosità, in un meccanismo teatrale che porta alla luce umane debolezze e sotterfugi mentali.

Nei novanti minuti filati della versione proposta dal Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, l'assoluto protagonista è il Tempo, spazio fisico come mentale il cui incedere scandisce la vita di un Uomo, di suo Padre, di sua Madre, dell'ex moglie Gry e di una Donna: il Tempo diventa personaggio a partire dal primo incontro, in un cimitero che la scena di Carlo De Marino ricostruisce con pregevole simbolismo, tra l'Uomo e la Donna pronti a far riemergere, in frasi appena abbozzate ed in lontani ricordi, una giovanile passione. E di continui stacchi temporali si alimenta il racconto, pretesto per la resa dei conti ordita da una Madre per nulla disposta ad accettare il divorzio del figlio e le successive nozze con la Donna: un Tempo popolato dai fantasmi del passato ma anche dalla morte che irrompe con prepotenza portandosi via prima il Padre e poi lo stesso Uomo in un finale con le tre donne, uniche superstiti ai disegni del destino, sfilare insieme sotto braccio per una visionaria processione funebre.

Al quinto incontro con Jon Fosse, Valerio Binasco firma un allestimento di estrema suggestione dove ben risalta la sua familiarità con lo scrittore norvegese: il senso della famiglia e la ciclicità della vità, il ruolo del destino e la dicotomia amore-morte. È ricca come poche altre la parola di Fosse per un teatro che strizza l'occhio all'amara ironia di Cechov come a tanto cinema del Novecento di cui è evidente la continua contaminazione: in scena succede poco o nulla, ma tutto è estremamente dilatato, vissuto in maniera sofferta ed a tratti dolorosa. Gli stessi protagonisti, Michele Di Mauro e Giovanna Mezzogiorno, ritraggono con la giusta intensità una coppia “sfocata” in preda ad un rapporto morboso che si nutre degli stessi incontri, di gesti e parole sempre uguali: all'apparenza fragile e dimessa, Giovanna Mezzogiorno è creatura dalla fisicità minuta, vittima di un'atavica solitudine, pronta ad aggredire ed assalire un Di Mauro, anonimo eroe borghese, la cui scelta di vivere a pieno l'amore sarà alla base della serie di lutti. Insieme a loro, con l'ex moglie Gry di Teresa Saponangelo, dividono i meritati applausi gli ottimi Milvia Marigliano e Nicola Pannelli, Madre e Padre dalle vaghe fattezze beckettiane cristallizzate in un presente senza futuro.

Sogno, forse incubo o drammatica istantanea di vite reali: Sogno d’autunno può essere tante cose, ma di certo interroga lo spettatore tanto sul ruolo di una Morte in grado di cancellare l'intera esistenza, quanto su quello dell'Amore unica forza in grado di sopravvivere e sconfiggere le trame del destino.
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