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1/3/2008 1

L'Istruttoria di Claudio Fava

a cura di Redazione


Dedicato a chi ha saputo conservare il coraggio della parola. La storia degli atti del processo per l'omicidio del giornalista Giuseppe Fava. Un contributo alla memoria degli anni trascorsi ed alla loro interpretazione.

                 

L'Ambra Jovinelli apre il nuovo anno con uno spettacolo tratto da una storia vera che rievoca un tragico omicidio di mafia, "L"istruttoria - atti del processo in morte di Giuseppe Fava”, in scena dall'8 al 20 Gennaio 2008. E' la storia degli atti del processo in morte di Giuseppe Fava, firmata dal figlio del giornalista ucciso, Claudio. Ma questo processo, vecchio archetipo del teatro-verità, è anche un pretesto per raccontare un tempo e un luogo. Il tempo è quello dell'omicidio di Pippo Fava, assassinato dalla mafia davanti all'ingresso del Teatro Stabile di Catania il 5 gennaio 1984. Il luogo è la sua città che, nel racconto teatrale, diventa - di volta in volta - il luogo della ribellione e quello della rimozione. Una città capace di celebrare i propri morti, rispecchiarsi nella loro battaglia e di divorarne al tempo stesso la memoria. Così fu anche per Giuseppe Fava. Duecentotrentaquattro udienze, duecentosessanta testi ascoltati, seimila pagine di verbali. Di quel processo, poco conosciuto, oggi resta in apparenza solo una sentenza di condanna, ormai definitiva. Eppure, dietro i riti della giustizia, c'è sempre altro. Come la celebre Istruttoria di Peter Weiss non è solo il canto d'orrore e di dolore per l'inferno dei lager nazisti, anche questa istruttoria racconta la morte di un giornalista per narrare tutta la ferocia della mafia, l'oltraggio irrisolto della sua violenza, la viltà dei complici. E soprattutto la rabbia dei sopravvissuti. Il testo e la messa in scena de L’Istruttoria di Claudio Fava nascono dal bisogno di riannodare il filo della memoria, il cammino dei fatti, le menzogne raccolte ed i gesti negati. Gli interventi dei testimoni e degli imputati sono stati raccolti e declinati in forma teatrale rispettando sempre, nella forma e soprattutto nella sostanza, ciò che dissero – o che negarono – durante quelle udienze (“Che ci colpo io se a Catania c’è la mafia?”). Le aule dei tribunali diventano quindi il palcoscenico perfetto per raccontare un delitto compiutosi proprio davanti ad un teatro. Il delitto si compie il 5 Gennaio 1984 e la vicenda processuale si conclude solo nel Novembre 2003. Un tempo la celebrazione del processo era un momento di ritualità civile, così come è diventato adesso il teatro. Io credo che il teatro abbia questa funzione e questo privilegio, quello di parlare alla gente attraverso una ritualità, non più sacra, ma quantomeno civile. I testi di Claudio Fava, come le sue sceneggiature e i suoi romanzi, sono un terreno fertile ed adeguato per coltivare questa aspirazione del teatro, che è anche quella di salvaguardare la memoria e arricchire la nostra cultura con la celebrazione dei nostri eroi. ”Giuseppe Fava era uno che le male giornate non se le andava a cercare. Ma quando arrivavano, il vento se lo prendeva in faccia.” Giornalista, scrittore, drammaturgo e pittore, aveva creato un giornale libero - I Siciliani - che, attraverso una serie di inchieste approfondiva la conoscenza e la denuncia dei rapporti tra mafia, poteri politici ed economici. Nel testo drammaturgico vengono riportate le parole del killer: “Quando si usa il silenziatore bisogna fare presto…ogni volta che passa, il proiettile distrugge un po’ dell’ovatta e ogni colpo che uno spara, la pistola comincia a fare sempre più rumore…”. Il silenzio omertoso viene condannato grazie anche alla messa in scena di questo spettacolo che continua a fare rumore su una vicenda che smuove gli animi di coloro che sono ancora convinti che la verità è l’unica sepoltura. ”A che serve essere vivi se non si ha il coraggio di lottare?”

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