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04-07-2009

L'ukulele: una speranza nell'eterno conflitto arabo-israeliano

a cura di Mauro Corso


Posta in questi termini potrebbe sembrare un'assurdità che confina con la bestemmia: cosa può fare uno strumento così piccolo in un contesto così complesso come il conflitto tra arabi e israeliani. Ascoltare l'intervista a Paul Moore può essere illuminante.



Paul Moore è un musicista che suona l'ukulele all'incirca da trentadue anni. Allora di ukulele non ce n'erano davvero molti, era ormai uno strumento fuori moda. Paul suona diversi generi, Jazz, good old time, musica klezmer e così via con alcune band, ad esempio con la sua band formata da cinque elementi che esegue tra l'altro sue composizioni. Paul Moore è però in primo luogo una "one man band": va in giro con una pletora di strumenti fatti in casa, come un meraviglioso ukulele che ha come cassa armonica una scatola di biscotti. C'è però qualcos'altro che rende Paul Moore davvero speciale: il progetto Ukuleles for peace, Ukulele per la pace. "Di solito -  come ha detto Paul Moore - i progetti di cooperazione arabo israeliani sono di brevissima durata: due mesi, sei mesi, massimo un anno di lavoro, poi grosse pacche sulle spalle e ciascuno per la sua strada. Io ho voluto fare qualcosa di diverso, ho voluto fare un'orchestra di ukulele per bambini arabi e israeliani per creare uno spazio d'incontro permanente. La mia speranza è che se due bambini suonano l'ukulele insieme forse, e dico forse, da grandi non si spareranno addosso".

I bambini peraltro sono un punto di partenza: a partire "dal basso" piano piano vengono coinvolte le famiglie che si incontrano per varie attività, dai concerti ai pic nic. In questo modo possono conoscersi e stringere rapporti significativi, che possono durare nel tempo, chissà. Nell'intervista (in inglese) Paul Moore racconta la sua storia personale come musicista e di come è nato il progetto Ukulele per la pace. Un giorno Paul stava guardando il notiziario. C'era stato un grosso attentato, era esplosa una bomba in un autobus ed erano morti molti bambini. Allora Paul Moore si lasciò scappare una frase offensiva nei confronti degli arabi, trascinato dal senso di rabbia e di impotenza per quel fatto di sangue. Pochi istanti dopo udì suo figlio ripetere quella stessa frase. Fu solo a quel punto che Paul Moore capì che bisognava fare qualcosa per spezzare il circolo vizioso dell'odio nei confronti del proprio simile e del proprio vicino. Gli venne in mente così di farlo attraverso la musica perché "dove le parole dividono, la musica con la sua armonia non può che unire" (www.ukulelesforpeace.com).

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