Tre musicisti, tutti stranieri, riconoscibili malgrado gli esiti diversissimi, per la comune vocazione di piegare con fierezza i modelli della tradizione a propria immagine e somiglianza, esaltando la spiccata espressività di ciascun strumentista. Una combinazione insolita, per la quale fino a un anno fa non esisteva repertorio.
La loro cifra stilistica coglie a meraviglia l’essenza musicale di Mozart e Vivaldi, di Francesco Corbetta e Michel Corrette, di John Stringer e di Elliot Carter, di Philippe Hersant e di Zoltan Kodali, di Robert Phillips e di Gianvincenzo Cresta. Ne riproduce la delicatezza, le sfumature, i contorni arrotondati estraendoli tuttavia da quell’aura atavica di elio museale.
Pascal Gallois, vincitore nel 1978 del primo premio presso per il fagotto al Paris National Conservatory, di cui in seguito diverrà insigne istruttore, è protagonista di prestigiose esecuzioni internazionali e autore di numerose incisioni. La sua attività ha ottenuto fin qui ampi riconoscimenti di critica.
Magnus Andersson, ritenuto uno dei migliori chitarristi internazionali in attività, ha realizzato tournée e tenuto masterclass ovunque e i suoi concerti sono stati trasmessi da radio e televisioni di tutto il mondo, ottenendo ovunque unanimi consensi per la riuscita delle interpretazioni, nonché per la riconosciuta prodigiosa memoria musicale e la facilità stessa con cui riesce ad ampliare il suo repertorio.
Rohan De Saram nato a Sheffield da genitori cingalesi, ha iniziato gli studi di violoncello con Gaspar Cassadò, John Barbirolli e Pablo Casals, debuttando nel 1960 alla Carniere Hall con la New Philarmonjic Orchestra. Noto come musicista classico è apprezzato anche come esecutore del repertorio più moderno.
Nel corso della serata si è avvertita una forte immedesimazione tra i tre strumentisti che hanno eseguito, con particolare tensione e immediata comunicativa, escursioni in diversi repertori con ardita destrezza, mettendo un ardore tutto loro nell’incalzare dei ritmi e nelle stupende elaborazioni, che hanno di volta in volta esaltato il flusso tumultuoso di una musica ardita pur riuscendo a trattenerne l’empito
Il consenso vibrante del pubblico, sottolineato da applausi convinti e non rituali, ha dato la misura di quanto questo trio di artisti abbia saputo riprodurre i brani in programma offrendo una lettura caratterizzata da una capacità cromatica davvero non comune e tutt’altro che priva di fascino.