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20-03-2011

Virz a teatro: qualche domanda c

a cura di Andrea Monti


Dopo aver testato il polpettone in provincia, arriva a Roma Se non ci sono altre domande, il primo piatto di Paolo Virzì, protagonista Silvio Orlando. Due mesi in scena all’ Eliseo, tra i teatri più capienti della capitale, per riempire le pance di chi semina qualche nome in cartellone, certo di raccogliere pubblico.



Quando il teatro diventa uno studio televisivo, gli attori macchiette, le scene moltiplicate dalla diretta video, il ritmo del piccolo schermo scimmiottato, l’aggressività trionfa, ed il senso dell’operazione si perde nei meandri delle casse che si riempiono senza motivo. Si parla molto dei tagli al Fus, della necessità di salvare il teatro in quanto uno dei pochi luoghi dove chiunque possa esprimersi liberamente. Qui i soldi girano. Il teatro è pieno. La pubblicità funziona. Quindi, rassicurato dalla solidità della produzione ed ispirato dal titolo, pongo all’autore-regista ed alla compagnia alcune delle domande che hanno accompagnato la mia sofferta visione della messa in scena.

A Paolo Virzì:

Affermato regista cinematografico, spesso acuto nell’individuare le contraddizioni politiche e sociali della nostra democrazia, capace di raccontare la realtà con intelligenza e con originalità, perché approdi al teatro e non trovi argomenti più interessanti della televisione?

Alla compagnia:

Che il livello della tv generalista sia molto basso non c’è bisogno che ce lo ricordi Pazzaglia, cosa spinge una compagnia teatrale a ricostruirne ritmi, banalità e perversioni?

Agli attori:

Tradite un gusto sadico nello scimmiottare i burattini del circo televisivo, votate la vostra interpretazione alla causa e accettate di essere irritanti; possibile che nessuno di voi si sia posto il problema di sfumare qualche atteggiamento, di arrotondare il personaggio, di chiedere al regista il senso di questa recitazione unidirezionale?

A Silvio Orlando:

Ti ho visto passare con disinvoltura dal cinema al teatro. Ti ritengo un attore intelligente, capace di scegliere tra le numerose proposte che sicuramente ricevi, in grado di valutare ciò che è meglio per la tua carriera e possa risultare interessante per un affezionato pubblico che ti segue ed incoraggia da anni. In questo spettacolo appari completamente fuori palla. In parte è il personaggio che lo richiede, ma gli errori nell’appellare i tuoi interlocutori con il suo stesso nome suggeriscono una alienazione totale, oltre che dal personaggio, dall’opera stessa. Perché hai accettato o addirittura stimolato la messa in scena di questo teatro-polpettone?

Alla produzione:

Volete veramente proiettare questo spettacolo in 150 sale cinematografiche? Fate lasciare il divano a migliaia di persone per fargli vedere quello che potrebbero fruire tranquillamente sul divano di casa, perché?

Al pubblico:

V’è piaciuto? Se no, siamo d’accordo. Se sì, cosa avete apprezzato?

MauroCorso - 28-03-2011 10:48:51
Peccato che non vedremo mai nessuna risposta a queste domande giustissime...
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