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MARCHE
09-08-2011

Timore e perplessità nell'Italia Belpaese di Laura Graziosi


Mercoledì 10 agosto 2011 alle ore 21.30 è andato in scena al Teatro Studio alla Mole di Ancona il monologo “Italia Belpaese” di e con Laura Graziosi. 



 

E’ giunta a conclusione la sezione di teatro contemporaneo inserita all’interno del cartellone di Amo la Mole – Palcoscenico sul mare 2011. L’ultimo appuntamento della rassegna ha condotto sul palcoscenico del Teatro Studio alla Mole di Ancona Laura Graziosi, artista diplomatasi presso la Scuola del Teatro Stabile delle Marche, cofondatrice della Compagnia Vicolo Corto, autrice e attrice di spettacoli apprezzati.
 
Questo nuovo lavoro, concepito in occasione del 150 anniversario dell’Unità d’Italia, è un monologo divertente, spiritoso e sottilmente amaro, che, con arguzia scintillante e insieme con umanissima attenzione, si addentra nel travaglio interiore di una bambina il cui nome è Italia Belpaese. Una condizione, questa, che la pone in un angoscioso stato di confusione identitaria e nell’inquietante  presentimento di venire abbandonata o fatta a pezzettini come fosse un bambolotto.
 
Nel fitto buio del teatro è il suo viso a parlare, i suoi grandi occhi, spalancati, come se da essi stessi scaturisse la voce del disagio di chi cerca di orientarsi nella selva sconclusionata dei discorsi degli adulti. Parole di cui si nutre voracemente senza riuscire a digerirne il senso e che, pertanto, le generano uno stato di pesante imbarazzo.  
 
La passione per il progetto, l’impegno profuso e la generosità di Laura Graziosi riescono a tradire emozioni che giungono dirette al pubblico, la cui attenzione viene traghettata, con coinvolgente vigore comunicativo, in un microcosmo di sensazioni e interrogativi.
 
A conquistare sono in fondo proprio i passaggi più amari, quelli che non arretrano dinanzi alla nuda realtà del nostro Belpaese, ma la evocano con una sincerità stupita che va al di là del semplice sarcasmo e della falsa ironia, per toccare qualcosa di vivo senza cadere nella retorica. In una giocosa e suggestiva metafora che inchioda lo spettatore dinanzi alle proprie convinzioni a chiedersi il vero significato della parola cittadino italiano.
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