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Teatro Garibaldi Aperto: anche Palermo si riappropria degli spazi pubblici

Un manifesto culturale sancisce il piano d’azione e sollecita le istituzioni a fare la propria parte

Tutte le arti si assomigliano, un tentativo per riempire gli spazi vuoti.” (Samuel Beckett)



17-04-2012 - 

Il Teatro Garibaldi di Palermo, chiuso dal 2008 per restauro e mai più riaperto, il 13 aprile scorso è stato restituito alla sua naturale funzione di teatro pubblico da un gruppo di cittadini, lavoratori dello spettacolo e studenti. Il progetto intende partire “dall’affidamento e dalla gestione degli spazi, e dall’elaborazione di un modello, per rimettere in circolo le realtà produttive e culturali della città, prescindendo dall’ingerenza dei partiti, dai ricatti delle clientele, dall’aridità dei finanziamenti a pioggia”.

Un vero  e proprio manifesto, che sollecita il Comune e gli altri enti pubblici a “rendere noto e accessibile un censimento degli spazi di loro proprietà; dotandosi di un regolamento che disciplini l’assegnazione di tali luoghi e delle relative risorse economiche destinate alla cultura, prevedendo il costante monitoraggio di tutte le attività finanziate”. Il Teatro Garibaldi Aperto si propone dunque, non come spazio occupato, ma come luogo aperto e propositivo, che cerca di rifondarsi sulla base di un nuovo sistema di regole, unica via per immaginare modelli di gestione “che riconoscano finalmente un’identità ai generi, ai linguaggi, alle nuove storie di questa Città”.

Ennesima rivendicazione concreta da parte di chi, da passivo fruitore di uno spazio culturale, ne diventa anche gestore per necessità, supplendo alla latitanza istituzionale e scegliendo di tracciare una nuova modalità di vita per gli spazi della cultura, affinché siano luoghi di aggregazione, crescita e confronto per i cittadini.

L’iniziativa ha già raccolto illustri adesioni, come quelle di Andrea Camilleri ed Emma Dante, in nome di un credo difficilmente opinabile: una società che non riesce a valorizzare la propria cultura non sa custodire il proprio passato né scommettere sul proprio futuro.

teatrogaribaldiaperto.wordpress.com


PRIMA

Falstaff

Di "Giuseppe Verdi"
Con "" ""
Regia "Damiano Michieletto"
Falstaff è l'ultima opera di Giuseppe Verdi. Il libretto è di Arrigo Boito. Fu tratto da Le allegre comari di Windsor di Shakespeare, ma alcuni passi furono ricavati anche da Enrico IV, il dramma storico nel quale per la prima volta era apparsa la figura di Sir John Falstaff. Damiano Michieletto ambienta l’opera all’interno di Casa verdi. La casa di riposo voluta da verdi per gli anziani musicisti indigenti.  L'anziano e corpulento Sir John Falstaff, alloggiato con i servi Bardolfo e Pistola presso l'Osteria della Giarrettiera, progetta di conquistare due belle e ricche dame: Alice Ford e Meg Page. A questo scopo invia alle due comari altrettante lettere d'amore perfettamente identiche. La circostanza scatena lo sdegno e l'ilarità di Alice e Meg che, insieme alla comare Quickly e a Nannetta (la figlia di Alice, innamorata del giovane Fenton, ma promessa dal padre al pedante Dottor Cajus), progettano una burla ai danni dell'impudente cavaliere, tale da togliergli la voglia di atteggiarsi ad ardente seduttore. Dal canto loro, Mastro Ford e il Dottor Cajus, informati dai servi di Falstaff delle intenzioni del padrone, si preparano a contrastarlo ideando a loro volta uno scherzo all'insaputa delle donne, finché tutti, uomini e donne, si coalizzeranno per giocare a Falstaff l'ultima spettacolare burla. Finalmente Falstaff riconosce il servo Bardolfo e comprende di essere stato, una volta ancora, gabbato e, ritrovata l'antica baldanza, detta la morale della storia: «Tutto nel mondo è burla».

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