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Luca Ronconi - Ronconi Luca

Biografia: Nato nel 1933 a Susa, in Tunisia, diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma nel 1953, lavora come attore per circa un decennio. A partire dal 1963 compie le sue prime esperienze registiche all’interno della Compagnia Gravina – Occhini – Pani – Ronconi – Volonté, per la quale cura l’allestimento de La buona moglie di Goldoni. Nel 1966 realizza La commedia degli straccioni di Annibal Caro e I lunatici di Thomas Middleton e William Rowley. All’indomani di quest’ultima rappresentazione, Ronconi è salutato dalla critica come uno degli esponenti dell’avanguardia teatrale italiana. Nel 1968 dirige Riccardo III di W. Shakespeare per il Teatro Stabile di Torino e, nel 1969, al Festival dei Due Mondi di Spoleto, cura l’allestimento dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto in un “travestimento” teatrale di Edoardo Sanguineti. A seguito del successo spoletino, nel volgere di pochi mesi, lo spettacolo si trova a fare dapprima il giro d’Italia, quindi in vari festival europei e a New York, rivelando ovunque un modo rivoluzionario di costruire e fare teatro al di fuori degli spazi tradizionali. Inaugurato dai trionfi nazionali ed internazionali della tournée dell’Orlando furioso, il percorso artistico di Ronconi degli anni Settanta è costellato di nuovi allestimenti memorabili: XX, atelier sperimentale internazionale (Parigi, 1971), Das Kathchen von Heilbronn (Zurigo, 1972), Orestea (Belgrado, 1972), Utopia da Aristofane (Biennale di Venezia, 1975), Die Vegel (Gli uccelli) e Die Orestie (Vienna, 1975 e 1976). Già profilatosi negli anni Sessanta, nei corsi di recitazione tenuti presso l’Accademia Silvio D’Amico, l’impegno pedagogico di Ronconi si approfondisce nel decennio successivo, sfociando in spettacoli-saggio di prestigio ed importanza non inferiori a quelli degli allestimenti realizzati con attori professionisti: basti pensare alla messa in scena della Centaura di Giovan Battista Andreini con gli allievi dell’Accademia d’Arte Drammatica (1972), prova di fine anno che segna la scoperta da parte di Ronconi della drammaturgia barocca italiana in generale ed in particolare del teatro di Andreini. Sempre negli anni Settanta il regista avvia il suo problematico, ma fruttuosissimo dialogo con le istituzioni. Dal 1975 al 1977 è direttore della sezione Teatro della Biennale di Venezia e dal 1977 al 1979 fonda e dirige il Laboratorio di progettazione teatrale di Prato. Mentre sul piano organizzativo il Laboratorio offre agli “addetti ai lavori” un innovativo modello di teatro pubblico, sul piano strettamente artistico-teatrale, attraverso i tre storici spettacoli che hanno scandito la sua breve esistenza, presentati nel 1978 (Baccanti di Euripide, Calderón di Pier Paolo Pasolini, La Torre di Hugo von Hofmannsthal), il Laboratorio imposta una rigorosa ed ineludibile riflessione sul senso e sul valore dell’esperienza teatrale nel mondo contemporaneo e sulle possibili articolazioni del linguaggio drammaturgico del nostro presente. Tutte le idee convenzionalmente accettate di personaggio, dialogo, spazio scenico, rapporto col testo, regia e drammaturgia sono sottoposte a serrata critica in vista della progettazione di una nuova idea di teatro. I risultati raggiunti col Laboratorio sono il punto di partenza per il lavoro di ricerca ronconiano degli anni Ottanta: Medea (Zurigo, 1981), Spettri (Festival dei Due Mondi di Spoleto, 1982), Le due commedie in commedia (Biennale di Venezia, 1984), Pluto da Aristofane (Festival di Epidauro, 1985), Le Marchand de Venise (Parigi, 1987). Alcune fondamentali tappe sono indiscutibili vertici della storia del teatro italiano del dopoguerra: la messa in scena en travesti della sterminata tragedia naturalistica di Arno Holz, Ignorabimus per il Teatro Regionale Toscano e il Teatro Metastasio di Prato (1986), l’epico “documentario” storico montato con l’allestimento dei Dialoghi delle carmelitane di Georges Bernanos per l’ATER, l’intensissima Mirra di Vittorio Alfieri per il Teatro Stabile di Torino (entrambi del 1988), l’esplorazione dei labirinti del tempo e della memoria portata in scena con la struggente realizzazione post factum di Tre sorelle di Cechov per l’AUDAC (1989). Il passaggio dagli anni Ottanta agli anni Novanta segna il definitivo ingresso di Ronconi nel mondo dei Teatri Stabili Pubblici. Dal 1989 al 1994 dirige il Teatro Stabile di Torino mettendo in scena: Besucher di Botho Strauss (1989); Strano interludio di Eugène O’Neill, L’uomo difficile di Hugo von Hofmannsthal, e l’apocalittico réportage dagli Ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus (1990); La pazza di Chaillot di Jean Giraudoux e Nella gabbia di Henry James nella riduzione di Enzo Siciliano (1991); Donna di dolori di Patrizia Valduga, Misura per misura di Shakespeare, L’aquila bambina di Antonio Syxty (1992); Affabulazione di Pier Paolo Pasolini, L’affare Makropulos di Karel Capek (1993); Venezia salva di Simone Weil (1994). Nell’estate dello stesso anno dirige al Festival di Salisburgo Die Riesen vom Berge (I giganti della montagna) recitato da attori tedeschi. Dal 1994 al 1998 è direttore del Teatro Stabile di Roma, dove, dopo l’ineccepibile esercizio drammaturgico portato in scena col caleidoscopico precipitato ibseniano di verso “Peer Gynt” (1995), Ronconi cura le edizioni teatrali di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda (1996) e de I fratelli Karamazov di Dostoevskij (1998), tra le quali si inserisce l’incontro con la nuova drammaturgia italiana realizzato con l’allestimento del postmoderno (o neobarocco) Trauerspiel di Alessandro Baricco Davila Roa (1997) e a Lisbona, in collaborazione con Expo ’98 e Wiener Festwochen, Questa sera si recita a soggetto, che viene poi presentata a Barcellona, Vienna, Saint Etienne, Chambery, Villeurbanne, Milano e Parigi. L’approdo agli Stabili fornisce a Ronconi l’occasione per sistematizzare ed istituzionalizzare la propria passione pedagogica mantenuta viva negli anni Ottanta con la realizzazione di interessanti saggi di fine corso quali Il sogno di Strindberg (1983) e il dittico La morte innamorata e Amor nello specchio (1987). A Torino fonda una scuola per attori, per la quale dirige saggi di grande suggestione come Pilade e Calderón di Pier Paolo Pasolini (1993). Calderón sarà ospitato al Festival des Arts di Bruxelles (insieme ad Affabulazione) e al Festival Internacional de Artes Cenicas a San Paolo in Brasile. A Roma organizza invece due corsi di perfezionamento per attori, con i cui allievi, inseriti nel contesto di compagnie di professionisti, porta in scena verso “Peer Gynt” e Questa sera si recita a soggetto nel 1998 (della commedia di Pirandello Ronconi dirige anche una versione ridotta, in lingua francese, lavorando con i giovani allievi dell’École d’Art Dramatique del Théâtre National de Strasbourg). Nel luglio 1998 assume le deleghe per la direzione artistica del Piccolo Teatro di Milano e la direzione della Scuola per attori. Allestisce La vita è sogno di Calderón de la Barca e Il sogno di Strindberg, coinvolgendo anche gli allievi (entrambi gli spettacoli vengono presentati nell’inverno 2000). Nella stagione 2000-2001 dirige Lolita-sceneggiatura di Vladimir Nabokov, I due gemelli veneziani di Carlo Goldoni (in tourné a Lisbona, Mosca, Varsavia e Salamanca), Phoenix di Marina Cvetaeva, Candelaio di Giordano Bruno. L’impegno pedagogico “sul campo” del regista è riconfermato anche nella seconda stagione alla guida artistica del Piccolo: un nutrito gruppo di allievi attori di Milano partecipa alla messa in scena di Phoenix; a loro si aggiungono, per Candelaio, quelli della scuola del Teatro Biondo Stabile di Palermo. Per la stagione 2001/2002 Ronconi realizza l’edizione teatrale del romanzo di Henry James Quel che sapeva Maisie, mette in scena Infinities testo scritto per il teatro dallo scienziato inglese John D. Barrow; realizzato con la Fundación de las Artes Escénicas de la Comunidad Valenciana e presentato anche a Valencia, “debutta” sulle scene del Teatro greco di Siracusa con i classici Prometeo incatenato di Eschilo - ripreso anche a Milano nel gennaio 2003 e a Lione nell’estate - Le Baccanti di Euripide e Le rane di Aristofane presentate a Milano nella scorsa stagione e, questa estate, a Lione ed a Epidauro. . Nel luglio 2002, a Ferrara, porta in scena, in corso Ercole I d’Este, Amor nello specchio di G. B. Andreini, prima produzione del Santacristina centro teatrale su commissione del Comune di Ferrara e in coproduzione con il Teatro Comunale di Ferrara e, l’anno seguente, al Teatro Farnese, per Teatro Festival Parma Peccato che fosse puttana di John Ford. Nella stagione 2004/2005 ha diretto, per il Teatro Stabile di Genova in coproduzione col Teatro Metastasio di Prato, La Centaura di Giovan Battista Andreini e, per il Piccolo Teatro di Milano, Il Professor Bernhardi di Arthur Schnitzler e I soldati di Jacob Lenz, saggio finale del corso Sergio Tofano, che verrà ripresentato nella stagione 2005/2006. All’attività indefessa nel campo della prosa si affianca occasionalmente il lavoro sul fronte del teatro televisivo, che porta Ronconi ad interessarsi a esperimenti di “traduzione” dall’uno all’altro dei due codici, quali la versione televisiva dell’Orlando furioso, la ripresa video de Gli ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus e la realizzazione ex novo di John Gabriel Borkman di Ibsen. Nel 1998 coordina la stagione teatrale radiofonica della Rai, progettando il cartellone dell’intera programmazione e dirigendo in prima persona alcuni testi, fra i quali l’Alcesti di Samuele di Alberto Savinio (del quale cura anche la messa in scena teatrale nel 1999). Ricchissima nel corso degli anni pure l’attività registica di Ronconi sul fronte dell’opera lirica presso le più prestigiose sedi teatrali nazionali ed internazionali (La Scala, l’Arena di Verona, il Maggio Musicale Fiorentino, il Rossini Opera Festival, La Fenice di Venezia, i teatri lirici di Firenze, Bologna, Reggio Emilia, Roma, Torino, Cagliari, Parigi, Salisburgo, Berlino Est e Ovest, Norimberga, Lione, Bonn, Monaco, Bruxelles, Atene, Madrid, Tokio ecc.) e al fianco dei più famosi direttori d’orchestra, da Claudio Abbado a Riccardo Muti, da Giuseppe Sinopoli a Wolfgang Sawallisch o a Zubin Metha. Alla frequentazione dei “classici” dell’opera lirica italiana (Nabucco, 1977; Il Trovatore, 1977; Norma, 1978; Macbeth, 1980; La Traviata, 1982; Aida, 1985; Tosca, 1997) e d’oltralpe (Carmen, 1970; Das Rheingold, 1979; Don Giovanni, 1990 e 1999; Lohengrin, 1999), Ronconi accompagna un interessante lavoro di studio sui territori meno battuti del teatro musicale, come la grande stagione del Barocco italiano (L’Orfeo di Luigi Rossi, 1985; l’Orfeo e Il ritorno di Ulisse in patria di Claudio Monteverdi, entrambi del 1998; L’incoronazione di Poppea, sempre di Monteverdi, 2000) o la produzione operistica contemporanea (Traumdeutung, 1969; Il caso Makropulos, 1993; Turn of the Screw, 1995; Teorema, 1996; Ariadne auf Naxos, 2000). Incontro particolarmente felice è quello con la drammaturgia musicale rossiniana, ripetutosi negli anni con una serie di messe in scena di grande successo: Il barbiere di Siviglia (1975), Moïse et Pharaon ou le passage de la Mer Rouge (1983), Il viaggio a Reims (1984), Guglielmo Tell (1988), Ricciardo e Zoraide (1990), Armida (1993), Otello (1994), Cenerentola (1998), La donna del lago (2001). Tra le ultime regie liriche, King Lear di Aribert Reimann (2001), Traviata di Giuseppe Verdi, andata in scena al New National Theatre di Tokyo, Giulio Cesare di Händel allestito al Teatro Réal di Madrid (entrambe nel 2002). Con Moïse et Pharaon si è aperta la stagione 2003/2004 del Teatro alla Scala. Ronconi si è anche cimentato con l’allestimento di mostre: L’Amore (Torino, Mole Antonelliana), La Sala Bianca, nascita della moda italiana, con Gae Aulenti (Firenze, Palazzo Strozzi), entrambe del 1992 e quest’anno, con notevole successo, Van Dyck. Riflessi italiani (Milano, Sala delle Cariatidi, Palazzo Reale). Numerosi i premi e i riconoscimenti tributatigli in oltre trent’anni di carriera, fra cui il Palmarès nel 1984, numerosi Premi Ubu (Gli ultimi giorni dell’umanità ne ha totalizzato quattro: migliori spettacolo, regia, scenografia e attore protagonista) e il Premio Europa per il Teatro di Taormina Arte, attribuito a Ronconi nell’aprile del 1998. Non vanno dimenticati i numerosi interventi didattici in prestigiosi atenei italiani. Nominato Accademico di Brera nel 1993, nel 1999 è stato insignito di una laurea ad honorem in Discipline dello Spettacolo presso l’Università di Bologna e, nel 2003, di quella in Lettere presso l’Università di Perugia. Ave Fontana

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