Luca Zingaretti anche a teatro si conferma un ambasciatore della terra di Sicilia. Un lettore e un appassionato testimone, lontano da un possibile commissario Montalbano in versione palcoscenico, che più recitare interpreta raccontando. Un ruolo che comunque non delude quella parte di pubblico, richiamata dalla presenza del personaggio televisivo e stuzzica quella più erudita e amante del teatro di narrazione, tutto letterario. E il testo- la “Lighea” di Tomasi di Lampedusa- casca a fagiolo per questa suggestiva trasposizione. E’ una piccola sinestesia in parole, una raffica di vento e salsedine, un piatto verace e sugoso da gustare fino all’ultimo boccone, un affresco agrumaceo che chiama a nozze natura e poesia. Sulla scena Zingaretti – sue la drammaturgia e la regia- fa tutto da solo, accompagnato dalle note di Germano Mazzocchetti eseguite da Fabio Ceccarelli, alla guida di una candida fisarmonica, un’eco onomatopeico che culla il pubblico tra le sequenze che separano i dialoghi. Versatile e mimico l’ex attore ronconiano è un abile solista, che senza empasse oscilla nelle vesti del giovane Corbera (giornalista acuto e mite) e del vecchio ex senatore La Curia (qui ha la voce grossa e si gratta il mento) regalando perle di saggezza e bizzarre confessioni. Nei panni della misteriosa creatura marina, si fa invece rauco e ombroso- sembra di ascoltare l’Ugolino, di Giorgio Albertazzi nelle sue lecturae Dantis.
Il tessuto narrativo è un drappo morbido di metafore da cui emergono due mondi e due psicologie, accomunati da una calda e talvolta aspra malinconia. Le immagini salmastre evocate dalle parole dei personaggi sono una scenografia immaginaria che riscalda la scena, volutamente essenziale, buia e raccolta. Zingaretti, di fronte al suo leggio, elegante come al gran galà degli Oscar, è un umile artista in audizione davanti al suo pubblico, che vibra affidandosi ciecamente alle parole. Tra realismo e disincanto la Sicilia è ancora un rifugio per gli Dei e i poeti. Il teatro non può che attingervi. La pièce racconto nella sua chiusa narrativa scompare senza lasciare spazio alla fantasia. La sua vocazione si esaurisce nella magia del mito. Le sirene non esistono, ma i marinai continueranno a sentirne il canto.