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La cena dei cretini

Regia di - Andrea Brambilla
Al teatro Manzoni di Milano
dal 02.05.2012 al 21.05.2012

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Trama:
Ogni mercoledì sera un gruppo di parigini organizza una cena a premi: vince chi riesce a invitare la persona più stupida che verrà dileggiata da tutti. Pierre, affermato editore, ha individuato un funzionario dell’Ufficio Imposte che lo farà vincere. Peccato però che quel mercoledì venga affetto dal colpo della strega.  
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Recensione:

C’era una volta un testo teatrale di Francis Veber portato dallo stesso regista sul grande schermo nel 1996 con grande successo grazie anche alla presenza di un Jacques Villeret assolutamente in parte. C’è stato poi nel 2010 il solito remake americano decisamente più debole (anche questo al solito) dell’originale. C’è ora la ripresa (dopo la stagione 2000/2001) del testo da parte della coppia perfetta per i due ruoli principali: Zuzzurro e Gaspare. I due assommano una serie di pregi che sono essenziali per un testo del genere. Innanzitutto la traduzione di Ottoni e la regia dello stesso Brambilla non sono prese dall’insana passione per l’adattamento all’italiana che sembra aver colpito molti altri (tanto per non fare nomi lo “Spirito allegro” con Corrado Tedeschi protagonista). C’è poi l’affinità di una coppia di attori che potrebbero recitare anche bendati e sarebbero ormai perfettamente in grado (dopo 35 anni di sodalizio in teatro e in televisione) di ‘vedersi’ e di lavorare sui tempi comici in scioltezza assoluta. Sono poi entrambi bravissimi a non ricordarci (come purtroppo altri fanno) i personaggi che li hanno resi famosi. Formicola ‘è’ Pierre e Brambilla ‘è’ Pignon. Il primo offre al suo cinico e amorale personaggio (più che mai attuale) i guizzi luciferini di chi non è più in grado di godere se non dell’ umiliazione altrui. Brambilla regala al suo Pignon un’umanità disarmata da una vita priva di sorprese piacevoli in cui l’hobby è divenuto il rifugio in cui cercare di occultare le ferite dell’animo. Si ride e lo si fa in continuazione in questa edizione del testo. Questo accade grazie a una scrittura assolutamente consapevole dei tempi comici ma anche  a due interpreti (ottimamente coadiuvati dai compagni di lavoro e, in particolare, da Alessandra Schiavoni che gioca con maestria due ruoli opposti) che sanno come raggiungere il livello dell’astrazione surreale senza mai superare quel limiti che la trasformerebbe in grottesco.

Si percepisce chiaramente che alcune situazioni vengono protratte o ridotte a seconda della rispondenza della sala ma senza per questo intaccare mai la tenuta complessiva dello spettacolo anzi arricchendola di continuo. I due si muovono poi in una scenografia che sa come fornire la giusta dose di raffinatezza (probabilmente originata dalle scelte di Christine moglie di Pierre) e di gusto dell’accumulo tipico di un arricchito pronto a pubblicare opere di nessun valore pur di fare soldi. Gli oggetti divengono così elementi a loro volta importanti per la riuscita di uno spettacolo che diverte con intelligenza e (anche questo fatto sempre più raro) senza volgarità.




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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: Commedia
Durata: 120'
Francis Veber (Autore)
Filippo Ottoni (Traduttore)
Andrea Brambilla (Regista)
Pamela Aicardi (Scenografia)
Pamela Aicardi (Costumi)
Iuraj Saleri (Luci)

CAST
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