Recensione:
Grazie al sostegno dell’Assessorato alle politiche culturali del Comune di Roma, attraverso il Progetto Speciale Teatro 2007/2008, promosso con la collaborazione di AGIS Lazio, questa edizione di Trend dedicata alla Spagna porta in scena la realtà restituita dalla visione degli autori contemporanei spagnoli. Tra questi Adolfo Marsillach, recentemente scomparso a Madrid.
Il fondatore del Centro Dramàtico Nacional di Teatro nel 1978, direttore generale del Istituto Nacional de las Artes Escénicas, insignito di numerosi premi e medaglie artistiche, ha visto anche la trasposizione cinematografica di alcuni suoi testi.
La drammaturgia contemporanea spagnola viene considerata un fenomeno di grande vitalità nel panorama del nuovo teatro europeo. Nell'ambito della quinta edizione della rassegna a cura di Antonio Salines e Adriana Martino Trend. Nuove frontiere della scena europea – Spagna, il Teatro Belli di Roma apre l’anno 2008 con Buon compleanno di Adolfo Marsillach. La regia è di Carlo Emilio Lerici che dal 1983 collabora stabilmente con la Compagnia del Teatro Belli come assistente di Antonio Salines e dal 1992 è anche direttore organizzativo del Teatro Belli.
L’autore di Feliz Anniversario, tradotto in italiano da Pino Tierno, invita il pubblico a sorridere e dopo – se ne ha voglia - a riflettere. In effetti si sorride ma la riflessione rimane piuttosto superficiale. La protagonista Lidia Costanza incarna uno stereotipo di donna fin troppo noto e piuttosto superato, tanto che i contorni psicologici del personaggio non vengono delineati in maniera molto brillante. Stanca di una vita vuota la donna cerca un posto ed un modo di stare nella sua esistenza. Racconta la sua famiglia, poi le sue scoperte, le amicizie, il matrimonio, la maternità, il lavoro ed il tradimento con la stessa cadenza annoiata.
La scena è scarna ed il palcoscenico semivuoto. Le macchiette dei personaggi maschili, ben interpretate da Riccardo de Francesca, accompagnano Francesca Bianco verso un finale forzato che lascia ben poco spazio alla riflessione.
Si avverte la nostalgia di quella scrittura teatrale ispanica carica di provocazioni, manca la capacità critica del linguaggio teatrale come arma strategica contro qualsivoglia imposizione d’autorità e si sente la mancanza di un teatro usato come strumento di protesta, di resistenza e di agitazione sociale che renda lo spettatore civilmente partecipe.
|