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Negli spettacoli Nazionali
Locandina Medea

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Compagnia: (NON INDICATA)


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Medea la matriarca

Al teatro Spazio Uno di non specificata
dal 20.11.2007 al 16.12.2007





Trama:
La matriarca è Medea, o meglio, è una sorta di Medea che, a tratti, nella storia, sembra quasi usurpare il nome della grande eroina tragica, così come i suoi compagni d’avventura sembrano a loro volta usurpare i propri. Insomma, è una donna ad essa analoga, e troppo Medea per esserne un’estrema trasmutazione.
...continua

Recensione:
Per quella Medea astuta e ardente, che desta incanto e incute spavento, l’autore Giuseppe Manfridi sembra quasi provare compassione e rabbia, facendo alitare, tra i versi, gli spettri del suo fallimento prima di prolungarne, fino all’estremo, le ombre della sua eterna maledizione. In Medea la matriarca si scorge tensione parossistica, narrata, dipanata, in effetti interpretata, che poggia su distinti equilibri e scompensi. Tra elementi simmetrici, come l’umano e il magico, e termini contrapposti e apparentemente inconciliabili, in bilico tra morale e utilitarismo spietato. Di tutto questo, la penna di Manfridi non fa difetto, guidata da slancio poetico, così come non mancano pensiero analitico, una lettura in controluce di eventi e personaggi, e strisciante pathos. Dell’originario Euripide scorgiamo l’alterno evolversi di realtà “imperfette”, e ugualmente tragiche, quella degli uomini e quella soprannaturale, e dell’impronta della regia vediamo i segni, univoci, di un uomo moderno che non è capace di sganciarsi da memorie ancestrali, fatte di amori e rappresaglie consumati con lo stesso spirito mercenario. La rappresentazione però chiama lo spettatore, per certi versi coraggiosamente, ad un inusuale sforzo di attenzione, teso a tenere sotto controllo lo svolgersi di un testo certamente interessante, ma forse non completamente adattabile alla resa teatrale. Testo di cui la regia di Claudio Boccaccini fornisce un’esegesi coerente ma nel complesso non entusiasmante. Il sottile e pregiato filo degli equilibri e scompensi non appare infatti evidenziarsi in una misura “scenica” emotivamente apprezzabile, nel senso di non riuscire a comunicare al cuore, come era invece lecito aspettarsi anche per l’impegno profuso dagli interpreti. Teatralmente di scarsa intensità risulta essere poi il tentativo, appropriato, di rendere la potenza del coro tragico nelle sfumature “moderne” di echi e voci fuori campo, peraltro a tratti non del tutto comprensibili, o negli effetti sonori registrati che alla fine annotiamo senza sorpresa, un po’ sovrabbondanti, quasi come un fardello agli attori, e solo un diversivo al ritmo. Evidenti, e piacevoli nel risultato, la precisione scenografica e l’attenzione posta soprattutto in qualche scena, dove l’incrocio tra prospettive e vuoti di spazio ha saputo far presa dando maggiore consistenza ai personaggi, pur alle prese con un generale clima di staticità, se non latitanza, del pathos avuto in dote dalla scrittura. Le combinazioni dei colori di scena sono però ricercate e ben riuscite, e hanno avuto il gradevole effetto di assecondare l’andamento della trama, accompagnata tuttavia da musiche prese in prestito da altri contesti, mostrandosi alle volte come un ottimo contraltare a certe timidezze della recitazione, a svantaggio di una prestazione globale al di sotto delle attese.


Curiostà:
Il sottile filo teatrale di equilibri e scompensi non è evidenziato in una misura “scenica” emotivamente apprezzabile, nel senso di non riuscire a comunicare al cuore.
DATI TECNICI
Genere: NON SPECIFICATO
Durata: 85


CAST
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