Recensione:
Il progetto di Alessandro Baricco, una produzione Romaeuropa Festival 2007, segue quella ricerca iniziata con Totem, proseguita con il City Reading Project e poi l’Iliade, che unisce i suoni alle parole. Dal romanzo inglese Moby Dick nasce allora un reading a quattro voci.
Apre lo spettacolo Call me Ishmael, la notte, interpretata da Alessandro Baricco, nei panni dell’autore Melville, ma anche del critico affabulatore che analizza il testo nella sua interezza.
With all her might she crowds all sails off shore, l’alba, che vede un comico Paolo Rossi nei panni di Ishmael, quello che diventerà l’unico sopravvissuto, ma che ci viene letto all’inizio dell’avventura, nel momento in cui si imbarca con l’entusiasmo e lo spirito vivaci, e contro vento esce fuori dal porto.
I wil have no man in my boat, who is not afraid of a whale: il mezzogiorno di Stefano Benni, il capitano Ahab e tutta la sua profonda demoniaca follia, more a demon than a human.
Al tramonto un magnifico Clive Russell in Feel thy heart, beats it yet? interpreta i capitoli 132 e 135 in inglese, quell’inglese che usava Shakespeare, quella lingua capace di fondere la poesia con il dramma, quel linguaggio poetico pensato da Shakespeare per il teatro e catapultato da Melville nella forma del romanzo.
Le musiche originali di Nicola Tescari, la voce cantata di Louis Killen, l’ambiente, le scene e le luci di Gabriele Vacis e Roberto Tarasco, insieme alle parole di Alessandro Baricco, Stefano Benni, Paolo Rossi e Clive Russell, creano uno spettacolo emozionante, profondamente percettivo e sensoriale. Come attraverso il capitano Ahab, Melville scava nella direzione del profondo, così in questo spettacolo, emergono paure, emozioni e verità sepolte. Come i marinai sentono l’urgenza di lasciarsi la terra alle spalle, e rivolgere lo sguardo verso il mare immenso, per poterla comprendere a fondo, così la lettura di un romanzo si allontana dal palcoscenico per riportare a galla emozioni profondamente drammatiche.
La prima parte contiene dei brani letti senza particolare risalto da Alessandro Baricco a cui aggiunge degli intermezzi, come note, a commento del progetto artistico che con Moby Dick presenta: qui risalta maggiormente un Baricco affabulatore, che conquista la platea mentre evidenzia le chiavi di lettura del testo che Melville scrisse a metà dell’Ottocento. La parte intermedia di Paolo Rossi, rappresenta la commedia interpretata ed agita sul palco; le note comiche regalano risate al pubblico che, sull’onda della leggerezza, si ritrova insieme ad Ishmael ragazzo tra le tavole del Pequod, la baleniera a bordo della quale vuole salpare per andare a scoprire il mare e quindi il mondo. La lettura successiva di Stefano Benni mette in scena il dramma dell’uomo-demone-folle Ahab. Quella paura che la balena bianca non incute nel libro, emerge dai comportamenti del capitano del vascello, dall’analisi della sua ossessione per quell’essere che gli ha divorato una parte di sé.
L’ultima sezione del reading, in inglese, è quella più vibrante. Clive Russell diventa i personaggi che legge e, seppure immobile sul palcoscenico, agisce la storia, con l’ausilio delle trascinanti ed originalissime musiche e luci.
Emozionante e coinvolgente. Lacrime bianche, quel colore pieno e opaco che li comprende tutti, scendono in profondità. Alla superficie invece rimane un lieve sapore distorto dalla traduzione in italiano di un testo, la cui resa su un palcoscenico teatrale è decisamente più carismatica ed efficace nell’originale inglese.
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