Recensione:
“Casalinga di cinquant’anni, madre di una bella figlia, moglie premurosa, donna normalissima, compie delitto inspiegabile”.
Di titoli come questi la cronaca abbonda, anzi, se ne nutre come della sua stessa ragione di vita. E ogni volta ascoltiamo le parole dei vicini, di quelli che “io la conoscevo bene” e “non capisco proprio come può essere successo”. Non si capisce, è vero, eppure la spiegazione forse è molto semplice, quasi banale, nell’evidenza di una vita troppo spesso invivibile.
Massimo Carlotto, apprezzato giallista, autore di Niente più niente al mondo, si muove proprio lungo questa ipotesi di “normalità” della tragedia, mettendo in scena una casalinga-moglie-madre disperata alle prese con una quotidiana lotta contro la povertà e la vecchiaia, con la testa piena delle immagini di quel benessere fasullo ed eternamente giovane che la TV rimanda ad ogni ora del giorno.
L’idea è certamente buona e interessante, così come è ben disegnato il personaggio di questa donna profondamente sola, incapace di trovare conforto in un marito distante e disoccupato, in una figlia che la disprezza, in tante amiche con le quali non può far altro che continuare a fingere che vada tutto bene. Carlotto, tuttavia, si limita a un’analisi piuttosto superficiale dei personaggi e delle relazioni, costruendo una storia che procede per schematismi spesso scontati: la spesa al supermercato e la TV di Maria De Filippi, le letterine che sposano i calciatori e gli extracomunitari che fanno paura. Tutto vero, tutto ovvio, ma anche tutto abbastanza superficiale. E così, alla fine, quando scoppia la tragedia, il delitto appare immotivato, una conclusione per niente necessaria e piuttosto forzata.
Carlo Cerciello, tuttavia, trasporta felicemente il piatto realismo del testo verso uno spazio astratto e simbolico, immergendo tutta l’azione in una nebbia fumosa, metafora di una condizione opprimente dalla quale è impossibile uscire. Grazie all’ottimo disegno luci, con tagli dal basso molto ravvicinati, contrasti netti e sagome in evidenza, Cerciello crea degli effetti molto suggestivi che, insieme alle musiche di Paolo coletta, sono le cose più belle dello spettacolo.
Ottima la prova di Tina Femiano, che riesce a dar vita ad un personaggio umanissimo, con tutti i suoi difetti e le sue paure, e con un enorme carico di dolore che impasta di amarezza ogni singola parola.
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