Recensione:
Ho sempre creduto che il senso del teatro, la magia del palcoscenico, ciò che lo rende speciale ed unico, ciò che spiega perché mi è tanto caro, risieda nella capacità di chi ci lavora, dal regista agli attori, dagli autori ai musicisti ed ai tecnici, di renderlo credibile, ovvero possibile mentre accade, e di arricchire chi vi assiste di un messaggio, un’emozione, una vibrazione interiore.
Questo spettacolo invece, che nasce dall’idea di mettere in scena la storia del viaggio iniziato negli anni settanta da una generazione di donne pronte a lottare per la rivendicazione dei loro diritti, attraverso i 22 racconti tratti dalle oltre 60 interviste realizzate da Ilda Bartoloni, autrice del libro-inchiesta che dà il titolo alla pièce, manca del tratto fondamentale della vitalità.
La regia di Daniela Giordano è carente di idee efficaci, il cui senso non vada ricercato in una banale se non oscura simbologia, e non mette in risalto le qualità del testo né le genuine interpretazioni delle giovani attrici. I forzati movimenti in scena delle cinque ragazze che quasi mai interagiscono fra loro, mentre perlopiù si rivolgono alla platea, non seguono un senso narrativo, né giustificano i meccanici spostamenti degli sgabelli, unici oggetti di una scena scarna e non connotata.
I filmati originali che aprono lo spettacolo, seguiti dai brani tratti dalle interviste di tre esponenti del movimento delle donne degli anni ’70, presentano le figure delle madri, con cui le protagoniste crescono e che prendono a modello, per imitarle, adorarle o contrapporvisi. Poi prendono a raccontarsi loro, le figlie, le ragazze dell’oggi in cui rispecchiarsi. Ognuna ha i suoi dolori ed i suoi modi di reagire. Niente di nuovo nel panorama del vissuto al femminile.
Gli spunti offerti dal testo non trovano una realizzazione originale, né particolarmente interessante, ma il risultato è, seppur lievemente, godibile, senza particolari emozioni, senza eccessive riflessioni, senza uscire dal teatro cambiati rispetto a quando vi si è entrati.
Si poteva scandagliare più a fondo nei meravigliosi abissi della psiche femminile.
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