Recensione:
Sull’andante maestoso dell’Ouverture, il grande sipario dell’Opera scopre alla vista l’interno del Saloon della “Polka”, luogo immaginifico dell’omonimo dramma di Belasco, scenicamente reso da Giancarlo Del Monaco, all’altezza delle produzioni hollywoodiane anni ’70, con interni in legno nervato, via vai di minatori in cappello a falde larghe e stivali consunti, girotavoli di poker e la bella locandiera, da tutti più che amata, che entra in scena da Faraona.
Le tonalità minori condotte dagli archi e il pianissimo corale tenorile, montano l’attesa del riuscito parapiglia da saloon che anticipa il bellissimo ingresso di Minnie (una coraggiosa e convincente Virginia Todisco), che si pianta al centro della scena, donna passionale e di vigore, alter ego emotivo di una Butterfly lontana anni luce in questa composizione di un Puccini leggiadro, coinvolgente, finalmente autore di autentico melò
Il dinamismo infuso in quest’edizione dalla maestra regia di Del Monaco è affascinante: postiglioni a cavallo sullo sfondo (di un palco che, davvero, appare infinito), caotiche apparenze di movenze da cowboy in realtà studiate al centimetro, fanno da sfondo all’insidioso duetto sincopato tra Johnson e Minnie, che tra acuti improvvisi a incisivi (sebbene buona parte della critica lamentasse nell’opera l’assenza di un’aria classica per la protagonista), prepara il lirismo successivo su un tema di valzer variegato dai fiati.
L’amore è un colpo di fulmine che trasforma gli animi, elevandone da essi il meglio e moltiplicandone gli stimoli, costantemente titillati nella capanna di Minnie, dove un quadro di scena ancora una volta accattivante, riscaldato dai puntamenti bluastri di Santini e tormentato ad arte dalle scale rapidissime dei legni, fa da sfondo al desiderio violento di Rance e alla salvifica partita a poker della protagonista, che premia la redenzione di Johnson-Ramerrez con un esplosivo, catartico e meraviglioso “E’ Mio”.
La fanciulla del West è un’opera piacevole per chi ama l’Opera, è una scoperta magnifica per chi teme di non gradirla, consigliabile, senza dubbio, a chi ama il filone cinematografico western, spesso connotato da superlative colonne sonore.
E’ un’opera rivolta a chi possa apprezzarne la leggerezza, fino al punto di rubare le parole più belle rivolte da Johnson a Minnie “Ciò che avremmo potuto essere, io lo comprendo ora che Vi guardo”
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