Recensione:
Pirandello è di certo un arduo banco di prova per degli aspiranti giovani attori. Eppure ha il suo fascino questo atto unico di 45 minuti costruito su una tanto stringata quanto attenta selezione di brani tratti dall'ampia produzione dell'autore agrigentino.
Ad assumersi l'onere della prova un gruppo di attori del primo anno di scuola teatrale, "La compagnia del laboratorio serale" la cui più che dignitosa performance porta in scena questo "viaggio nel pensiero pirandelliano" attraverso le voci di un'unica anima corale.
Intelligentemente condotta la scelta dei pezzi, sintetici ma cruciali per la tematica di Pirandello, suggestivamente isolati e montati come un unico testo a riassumere i temi che sono il fulcro del suo teatro. In primo luogo il labile confine fra "le assurdità della vita, che non hanno bisogno di parer verosimili perché son vere" e di "quelle dell'arte che, per pare vere, hanno bisogno d'esser verosimili".
I personaggi vivono di vita propria quanto gli esseri umani, e come questi scoprono la propria inadeguatezza nell'affrontare la realtà, mentre l'impossibilità di tracciare confini netti fra reale ed irreale sfocia facilmente nella follia intesa come insanabile contrasto fra l’essere e l’apparire, appunto.
"Vivo la vita del personaggio. Non sono io. E' questo il dramma.": le rivendicazioni dei "Sei personaggi in cerca d'autore", la "corda della ragione" del signor Ciampa, il monologo di "Enrico IV", efficacemente scomposto per essere realizzato a quattro voci... i brevi pezzi portati in scena, non solo rappresentano i momenti maggiormente significativi della produzione pirandelliana, ma sono anche tra i momenti più potenti del teatro d’inizio secolo. E questa densa ed ambiziosa raccolta rende onore al merito.
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