Recensione:
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici. E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito. Due miserie in un corpo solo.
C’è una razza di uomini che appartiene ai sogni. In ogni epoca, una percentuale più o meno ampia di esseri rifiuta la realtà e continua a perseguire un’utopia. Federico Tiezzi e Sandro Lombardi parlano di quella in cui le loro idee si sono formate, i loro compagni hanno tradito, i sogni di milioni di infelici si sono infranti contro un muro sul quale non resta che piangere. Pisetero, Sandro Lombardi ed Evelpide, Alessandro Schiavo, viaggiano alla ricerca di qualcosa di nuovo e si imbattono nel mondo alato. Qui gli abitanti vivono di ciò che trovano, passano da un posto all’altro senza dare l’idea di esser fermi o convinti di alcunché. Basta una sfida a rivoluzionare la loro esistenza. Sfida, parola che anima sempre più i nostri indecifrabili tempi moderni. Porsi tra gli dei ed i sacrifici a loro dedicati dagli uomini basta a convincere anche il più innocente a mettersi a lavorare per costruire un muro, fortificare una città sospesa, prendere armi contro chiunque sentendosi forte e in diritto di pugnare.
Il regista allestisce due atti nei quali le sorprese sono magistralmente confezionate dalla bravura degli attori. Tra canti, fischi, cinguettii e scoregge lo spettacolo vola alto a solleticare fantasia, volontà, spirito e desideri rivoluzionari. Sandro Lombardi ricorda Totò mentre il suo sancho Alessandro Schiavo che passa con disinvoltura dal siciliano, al pugliese, al romano, richiama alla mente Ninetto Davoli e Franco Franchi. Le bandiere rosse sventolano sogni passati, presenti tradimenti e futuri capovolgimenti. I controrivoluzionari sono in gabbia mentre i vecchi compagni passano alla corte del nemico che ci insegna a difenderci, a ergere muri a difesa delle nostre case e del nostro patrimonio.
Lo spettacolo esprime il coraggio di affrontare lo squallore presente con la consapevolezza che il futuro non ha molto di meglio da offrire. Gli uccelli, lusingati dagli uomini, si fanno convincere del loro diritto a riconquistare il primato sugli dei e della legittimità della guerra qualora questo non sia riconosciuto. La manipolazione è da sempre un efficace mezzo per raggiungere il potere. La deviazione ne è la diretta conseguenza. Ciò che rimane è il palcoscenico ricco di bandiere, sogni, colori, uccelli, cori, manifesti, città ideali, personaggi del passato ispirati da intramontabili interpreti e riflessioni di artisti sempre vivi nei sogni infranti di ognuno di noi. Alle domande sempreverdi di Aristofane risponde didatticamente Brecht e poeticamente Pasolini. Tiezzi e Lombardi fondono riflessioni e musiche dei maestri nell’unico luogo dove è ancora possibile fantasticare un mondo migliore.
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