Recensione:
Una storia che è quella di sempre: “efficienza, produzione, sfruttamento, denaro. Molto denaro”. Su queste basi si muovono i ragazzi del laboratorio teatrale dell’istituto Cartesio – Luxenburg che hanno inteso indirizzare la loro attenzione e il loro lavoro verso il fronte sociale, attraverso la vicenda della corruzione, o del tentativo fortunatamente sventato di soggiogare uno qualsiasi dei Moza de Mbico, di cui lo spettatore stesso può sentirsi comodamente cittadino.
I testi, di Scannavino e Donzella, sono molto semplici, e spesso sulle parole prevale la forte simbologia delle movenze dei personaggi e delle scene corporali in genere, curate attraverso la regia dello stesso Scannavino e le coreografie di Rossella Saponaro.
Il percorso del protagonista, dalla pura inconsapevolezza alla riappropriazione cosciente di sé, passando per la schiavitù della dipendenza, dell’asservimento, che sia ad una droga, al denaro o al vacuo senso di potere, è nient’altro che il passaggio che la terra stessa deve attraversare prima di giungere alla consapevolezza della deformazione e alla necessità di un ritorno al ritmo naturale. La morale complessiva è un po’ la classica: solo l’amore, e ovviamente le ossa di pollo, possono liberare il mondo dall’assuefazione alla ignoranza.
Le scene di massa, fondamentali per la resa dello spettacolo, che si incarica chiaramente di cercare un contatto con il pubblico, sono molto esplicative, non a caso la rappresentazione prende il via proprio da una di queste, in cui scuri automi con movenze da video gioco si scambiano cartelline identiche e si trasmettono il”morbo”della produttività con strette di mano contaminanti. Ad ogni scena ne è correlata una strettamente corporale, così quella dei balli campestri, neanche troppo africani, ma esplicativi, o quella con cerchi-catene che attanagliano e irrigidiscono le menti sotto una musica assordante. Molte e tra le più varie sono le simbologie che si nascondono, e neanche tanto, dietro autobus stracolmi o burocrati depressi che i ragazzi hanno interpretato divertiti e abbastanza disinvolti.
Tra gli interpreti si può evidenziare di sicuro qualche individualità, seppure non tanto seguita da poter evitare scene con forte retrogusto imitativo che, dato il potenziale, fanno scappare qualche: “peccato…”. La presa di consapevolezza che porta al finale è assai immediata, forse un po’ “tele filmica”, ma di sicuro impatto sul pubblico, che ha seguito lo spettacolo divertito e partecipe.
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