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L'anima buona del Sezuan

Al teatro Argentina di Roma
dal 05.05.2009 al 17.05.2009





Trama:
L’azione si svolge in Cina. Gli Dei cercano un’anima buona per alleviare la grande miseria della provincia di Sezuan. Parabola dialettica che sviluppa il tema, più volte toccato da Brecht, della bontà dell’uomo, impossibile in un mondo cattivo. Il dramma, che utilizza molti espedienti del teatro cinese, ebbe diverse stesure e un secondo epilogo più esplicito in senso socialista.
...continua


Recensione:
In questo periodo di grande crisi economica e, ancor più grave, umana, sociale, di difficile interpretazione, di nuovo protezionismo ed efferatezze sempre più indicibili, da non poter credere, epoca questa di imbarbarimento senza precedenti, di inerzia totale della popolazione umana al trionfo dell’incultura, proprio in questo periodo il panorama teatrale internazionale ha bisogno assoluto di recuperare alla memoria autori come Bertolt Brecht, il cui L’anima buona del Sezuan, produzione del Teatro Stabile di Genova per un progetto di Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, va in scena con il corpo, la voce, la leggerezza di Mariangela Melato. Il testo è stato scritto in esilio, negli anni ’30, quando gli effetti della crisi economica più grande che il ‘900 abbia conosciuto stavano arrivando anche in Europa; Brecht attraverso la mistificazione orientale, riesce a svelare i mali dell’occidente, nascosti dietro la doppiezza che un bene apparente concede, inevitabilmente, al male. Brecht e il suo impegno, il suo teatro politico sempre denso e sincero, la sua resistenza a volte candida ma ferrea, la sua onestà intellettuale nell’ammettere che il bene del male non può fare a meno, per applicarsi almeno un po’, concetto che già qualche anno prima, ne L’opera da tre soldi, aveva mirabilmente espresso: ”Chi non vivrebbe ligio all’onestà? / Ma all’atto pratico – non va, non va!”. Ecco. Bertolt Brecht. Di questo avremmo bisogno. Ciò che invece non credo avesse grossa necessità è questa versione del suo testo sterile, superficiale, quasi farsesca; mi dispiace molto perché vedere dissipato malamente un così grande esborso di energie e danaro, proprio in questo periodo di grande crisi, tradisce Brecht così come me, seduto in platea. Vorrei tanto dire dello spettacolo ma non mi riesce, perché in questo giorno successivo poco mi è rimasto: forse un buon ritmo, scelte semplici ma non cerebrali che avrebbero fatto peggio, l’interpretazione doppia e sempre di grande impatto della Melato, piccola in questa scena gigante, con un sole che è levante per antonomasia, l’occhio spento della mia vicina di sedia, che guardava di continuo l’orologio, sbuffando amaramente, per aver scelto questo spettacolo di duecentodieci minuti. Fuori dal teatro, con alcuni amici, abbiamo a lungo parlato del testo, della grande necessità che certa grande drammaturgia torni ad essere guida dei popoli, che la cultura superi l’impasse di una militanza da salotto, che la gloria non sia scambiata, come troppo spesso avviene, con il più vile successo; qualcuno ha detto la frase che mi girava in testa da un po’ e non avevo il coraggio di ammettere: ”Questo Brecht sembra Goldoni!”; abbiamo detto del male e del bene, parenti stretti, ma che in questo spettacolo mancava il conflitto, cardine per distinguere, dal bene, quel sentimento già corrotto che si chiama buonismo. Abbiamo parlato molto, tanto da non accorgerci che, dentro il teatro, era già cominciato il secondo atto. Ci siamo guardati dicendoci che forse, il miglior tributo a Brecht, questa sera, non era stato in scena, ma qualche metro di fuori.


Curiosità:
Brecht e il suo impegno, il suo teatro politico sempre denso e sincero, la sua resistenza a volte candida ma ferrea, la sua onestà intellettuale nell’ammettere che il bene del male non può fare a meno, per applicarsi almeno un po’.
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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: NON SPECIFICATO
Durata: 210
Bertolt Brecht (Autore)
Elio De Capitani (Regista)
Ferdinando Bruni (Regista)

CAST
News
La collaborAZIONE si fa spettacolo

Dodici registi originari di nove diversi paesi, per cinque regie e due mani: un laboratorio mondiale, il World Wide Lab, che porta a Roma l’esperimento unico di un gruppo multiculturale nato a New York. Non è un caso se Bob Wilson li ha accolti in residenza a Watermill e se il prestigioso Irondale Center di Brooklyn li ha ospitati per ben due anni. I registi del WWL hanno costituito un gruppo di lavoro stabile, che annualmente si riunisce per produrre in due settimane di laboratorio (quest’anno salite a tre) uno spettacolo fatto di cinque momenti diretti a due mani. I testi, adattati o composti per l’occasione dai registi stessi coinvolgendo ben dieci attori, seguono uno stesso filo tematico (Upheaval/Distruzione e rinascita), ma presentano contenuti molto diversi fra loro, che partono dalle rispettive culture. Il risultato è un articolato melting pot, in cui si mescolano Taiwan, India, Canada, Israele, Stati Uniti, Grecia, Germania, Italia… In scena contenuti e stili profondamente diversi, magicamente mescolati per distillare un teatro ricco di contaminazioni, anche linguistiche. Al Teatro Due Roma fino al 12 ottobre.

Info: KIT Italia




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