Recensione:
La nuova commedia di Marco Costa, scrittore e regista romano, affronta il tema della vecchiaia, della caducità della memoria e della fragilità emotiva delle nuove generazioni. Lo fa in maniera delicata ambientando la storia in un ospizio surreale il cui direttore annuncia il programma della giornata al microfono. Così, tra un Brutal Bingo ed un’abbuffata di antidepressivi, le giornate degli ospiti della Giovine Italia si susseguono uguali, con l’unica consolazione della programmazione televisiva. La trasgressiva infermiera Dafne consola i vecchietti viziandoli con leccornie e generi proibiti di vario tipo.
Ma quando arriva il diligente e rigido “dottorino” gli equilibri già precari della casa di cura verranno sconvolti. Non solo i protagonisti anziani si ritroveranno a raccontarsi in maniera diversa, ma lo stesso giovane dottore stravolgerà la pianificazione di una vita apparentemente desiderabile ma che in realtà lo rende insoddisfatto, per concedersi prospettive nuove ed ascoltare la sua intima natura.
Sarà proprio la convivenza con lo spirito distruttivo del vecchio Pietro, con il moribondo cane della centenaria e saggia attrice reduce da una lunga serie di matrimoni, con il mitomane Placido e l’avvenente infermiera a rinnovare e stravolgere i parametri del dottor Buto.
Nonostante la vecchiaia possa essere considerata un’isola circondata dalla morte, a cui bisogna solo abituarsi, saranno proprio questi vecchi ad incarnare lo spirito di rinnovamento nel giovane dottore.
Ma insieme a questo messaggio positivo c’è anche un’amarezza di fondo, concentrata nella frase che pronuncia il personaggio interpretato da Luca Ward, che si avvicina con dolore alla consapevolezza di essere malato di Alzheimer: i ricordi, come bicchieri fracassati a terra, continuano a ferirmi, mentre cerco di rimetterli insieme.
Sembra proprio che il difficile rapporto con i ricordi, quelli dolorosi, quelli rimossi, quelli inventati, sia il leitmotiv di questa commedia che ha il difetto di mancare di un vero e proprio svolgersi della trama narrativa. Si sente allora la mancanza di accadimenti in questa messa in scena molto narrativa che è anche troppo lenta, con un continuo interrompersi per spezzettare in mini quadretti le scene.
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