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Clitennestra

Regia di - Igor Mattei
Al teatro Argot Studio di Roma
dal 24.02.2009 al 08.03.2009





Trama:
Due sono le parole chiave di questa storia, sia essa narrata da Eschilo sia essa narrata dalla Yourcenar: “ATTESA” e “RITORNO”.
...continua


Recensione:
Ci vuole coraggio a presentare questo testo del 1935 della Yourcenar. Un coraggio positivo, di quelli che purtroppo raramente si vedono nelle scene romane e italiane. Un testo relativamente breve, appena una quindicina di pagine, eppure così ricco di significati e di sottointesi che ritornano all'essenza dell'uomo. Più precisamente, anzi, della donna. Clitennestra è un personaggio che fa paura, perché propone una rappresentazione della donna lontana dalle carezzevoli rassicurazioni della figura della sposa e della madre. Quello che meglio definisce questo personaggio nell'immaginario collettivo è proprio una frase che viene detta all'inizio del monologo e che nella messa in scena di Igor Mattei diventa un vero e proprio prologo: "Non c'è uno fra di voi che non l'abbia ripetuta 20 volte alla fine di qualche lungo pranzo, accompagnato dagli sbadigli delle serve e non c'è una fra le vostre donne che per una notte non abbia sognato di essere Clitennestra". Ed è proprio su quest'ultima parola, sul nome di questa furia femminile che ha inizio il monologo. Nelle note di regia, Igor Mattei riporta di aver seguito scrupolosamente le indicazioni date dalla Yourcenar per la messa in scena. In particolare la confessione di Clitennestra non è ambientata in un vero e proprio tribunale (evocato proprio dalle prime parole), ma nella solitudine della sua stanza, proprio nel posto in cui è stata consumata l'ultima cena con Agamennone. Le pareti sono tappezzati di manifesti strappate che riportano frasi troncate, parole mozze: i fantasmi del biasimo perbenista che assediano la donna come una sentenza che, pronunciata eternamente, non arriva mai alla sua conclusione. Clitennestra indossa un'uniforme militare, quasi una forma del legame fisico con il marito che non scompare neppure con la morte di quest'ultimo. Come ambientazione e colonna sonora il monologo non sembra però ambientato in epoca classica, ma nel XX secolo, probabilmente proprio negli anni '30-'40, nel periodo della redazione del testo. In questo senso questa Clitennestra sembra quasi il contraltare dell'operazione che Sir Ian McKellan aveva effettuato sul Riccardo III, trasformato (anche nel film) in un dittatore contemporaneo. Questo semplice procedimento ha l'importante funzione di disvelare l'eterna attualità dei testi o dei temi classici, soprattutto delle passioni umane che si muovono sotto la pelle di queste maschere senza tempo. Il punto più forte della messa in scena è comunque l'interpretazione di Marina Biondi, che nel corso del monologo attraversa con sapienza e disinvoltura ogni sfumatura della femminilità , dai più teneri e rassicuranti fino ai più sinistri e inquietanti. Il suo controllo della scena è assoluto. Di fatto è impossibile distogliere lo sguardo da lei, e anzi, tanto più la sua interpretazione diventa selvaggia, ferina e al limite dell'intollerabile tanto più è difficile non guardarla. Non resta che augurarsi che questa piccola avventura sia madre di tanti, nuovi progetti improntati allo stesso coraggio.


Curiosità:
Si possono fare tante cose in 35 minuti. In questo caso, per l'intensità dell'interpretazione e il coinvolgimento emotivo che Marina Biondi è in grado di regalare, ci troviamo di fronte a minuti indimenticabili
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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: NON SPECIFICATO
Durata: 35
Marguerite Yourcenar (Autore)
Maria Luisa Spaziani (Adattamento)
Igor Mattei (Regista)

CAST
Marina Biondi (Attore)
News
La collaborAZIONE si fa spettacolo

Dodici registi originari di nove diversi paesi, per cinque regie e due mani: un laboratorio mondiale, il World Wide Lab, che porta a Roma l’esperimento unico di un gruppo multiculturale nato a New York. Non è un caso se Bob Wilson li ha accolti in residenza a Watermill e se il prestigioso Irondale Center di Brooklyn li ha ospitati per ben due anni. I registi del WWL hanno costituito un gruppo di lavoro stabile, che annualmente si riunisce per produrre in due settimane di laboratorio (quest’anno salite a tre) uno spettacolo fatto di cinque momenti diretti a due mani. I testi, adattati o composti per l’occasione dai registi stessi coinvolgendo ben dieci attori, seguono uno stesso filo tematico (Upheaval/Distruzione e rinascita), ma presentano contenuti molto diversi fra loro, che partono dalle rispettive culture. Il risultato è un articolato melting pot, in cui si mescolano Taiwan, India, Canada, Israele, Stati Uniti, Grecia, Germania, Italia… In scena contenuti e stili profondamente diversi, magicamente mescolati per distillare un teatro ricco di contaminazioni, anche linguistiche. Al Teatro Due Roma fino al 12 ottobre.

Info: KIT Italia




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