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La forma dell'incompiuto

Al teatro Carlo Gesualdo di Avellino
dal 25.10.2008 al 26.10.2008





Trama:
Una meditazione in quattro tempi, ciascuno della durata di 25 minuti, in cui la ballerina disegna coreografie e l'attore-regista-autore attinge, con malinconica ironia, alla propria vita privata e artistica, scegliendo ricordi teatrali intervallati da poesie di Leopardi, Dante, Garcia Lorca, Shakespeare, Calvino.
...continua


Recensione:
Due mostri sacri dell’arte teatrale, l’attore Giorgio Albertazzi e la danzatrice Luciana Savignano, hanno condotto finora le rispettive carriere come interpreti, spesso protagonisti, di piéce “compiute”, scritte, con un inizio, un durante e soprattutto una fine. Ma se l’arte è bellezza e la bellezza è, secondo Albertazzi, l’armonia delle imperfezioni, allora il massimo a cui l’arte teatrale possa aspirare per raggiungere l’apice della bellezza è quella di essere imperfetta, incompiuta. Così nasce La forma dell’incompiuto, uno spettacolo che non è proprio di prosa e nemmeno di danza, ma non è neppure una messa in scena di teatro-danza, non è un monologo, non è una conferenza e a dire il vero non si sa bene cosa sia. Albertazzi è in un angolo del proscenio, seduto accanto ad un tavolo rosso pieno di fogli tra i quali spulcerà nel corso della serata. Racconta e si racconta, parla di sé, della sua infanzia, del silenzio, cita Leopardi, Shakespeare Goethe. Mentre la sua voce calda riempie la sala, sei ballerini si muovono seguendo chi il parlato, chi le pause, chi il significato, chi il suono, senza l’ausilio della musica. All’inizio Albertazzi appare incerto, smemorato. Indugia, mugola per riempire i silenzi di ciò che dimentica. Ma quando si alza e inizia a declamare L’Infinito, non ce n’è per nessuno: potente e fiero, chiama i primi meritati applausi. Da qui è tutto un crescendo, fino alle entrate in musica della Savignano. Meravigliosa, leggera, pur con la sua minuta fisicità riempie la scena e catalizza l’attenzione su di sé, anche a dispetto di coreografie che non ne valorizzano a pieno il talento e la bravura che hanno fatto di lei l’étoile internazionale che tutti ammiriamo. I due dialogano incessantemente tra parole, gestualità e in alcune occasioni con il semplice incontro degli sguardi, che si carica di una tensione emotiva tale da poterla quasi toccare. L’incompiuto si compie, perché l’intero spettacolo lascia nell’animo di chi lo guarda un senso di incompletezza. Non si sa bene a cosa si è assistito. Non al meglio che l’attore può fare. Non al meglio che la danzatrice può dare. Di sicuro ad un tutto sommato bell’incontro di due talentuosi amici, che per una sera hanno deciso di fare teatro a modo loro, per il puro piacere di farlo, per cercare di mettere in scena quell’armoniosa imperfezione che fa l’arte del palcoscenico tanto bella e misteriosa.


Curiosità:
Uno spettacolo che utilizza le diverse discipline della comunicazione spettacolare per rappresentare le tensioni dell’arte contemporanea.
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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: NON SPECIFICATO
Durata: 100
Andrée Ruth Shammah (Regista)

CAST
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