Recensione:
Una scenografia quotidiana, quasi domestica, fatta di simboli di oggi e di ieri, accoglie il pubblico all’inizio del primo atto: accanto a panni stesi e a un’immagine sacra, iconografia dell’Italia di tutti i tempi, compaiono oggetti della modernità, la mitica vespa o la 500, compagne di viaggio degli italiani degli anni del boom economico. Ci sentiamo tutti a casa, in un ambiente che, se non ci appartiene direttamente, sicuramente ci riporta a qualcosa di familiare, a storie note, atmosfere già assaporate in qualche modo.
Inizia un lungo viaggio attraverso l’Italia del presente e del passato. Siamo guidati dalla simpatia frizzante di Chiara Noschese, che trascina dietro di sé tutto il gruppo e lo spettacolo intero. Bambina un po’ ingenua e un po’ maliziosa, o donna ironica e dal senso pratico, riesce a far scorrere immagini d’altri tempi eppure attuali. Le fanno da compagni di viaggio personaggi che rappresentano l’Italia che cambia, portatori ognuno dei propri valori e della propria morale. Sogni, illusioni e disillusioni degli italiani vengono presentati allo spettatore-passeggero. L’uso dei dialetti del sud fortifica le immagini e accentua il contrasto tra la mentalità di sempre ed il nuovo mondo che si affaccia alle porte, fatto di consumismo, femminismo, divismo.
Nel secondo atto siamo traghettati in un’epoca ben più vicina: arriva la politica, la corruzione, arrivano le crisi di coppia, i reality show, internet. Non siamo più nel Sud rurale e ruspante, siamo al Nord o in una zona dell’Italia non meglio identificata, forse in tutta l’Italia.
Gli scatenati personaggi del primo atto non ci sono, al loro posto appaiono figure in crisi, di cui si mostrano soprattutto le frustrazioni. Ed anche l’andamento dello spettacolo risente di questa crisi: l’ironia spassionata e schietta della prima parte è lontana chilometri, il tono diventa più sentimentale e moralista, la recitazione macchinosa, come un abito imposto a forza, dentro cui gli attori non si riconoscono.
Forse la vicinanza della realtà che si vuole descrivere impedisce una visione genuina e sincera, su cui ridere bonariamente, come nel primo atto. Viene a galla la difficoltà di trattare temi comuni, vicini, in un tono distaccato e ironico, senza cadere nel già detto. Ed anche la bravura degli attori, che pure hanno momenti di lucida comicità, non riesce a far risalire il tono.
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