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Compagnia: BiancoFango


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Fragile Show

Al teatro Palladium di Roma
dal 20.05.2009 al 20.05.2009





Trama:
Con debiti e gratitudine a ‘Il soccombente’ di T. Bernhard
...continua

Recensione:
Scende piano piano, il buio in una stanza semivuota, scende perché si possa avvertire un ritmo, un’energia cominciata chissà dove, un tocco lieve e insieme vigoroso che permette ad una melodia di estendersi lungo l’arco sonoro della percezione, una sofferenza soffocata, un dolore soccombente a un talento inesploso, l’ombra, che guarda attorno a sé la luce irradiare fin dove lei ha fine, fin dove decide di spingersi, oltre, sarà buio. Ma solo nel buio, nel silenzio corposo di una finitudine solo scomposta da quel ritmo, che va alzando di tono, solo nel buio, una storia così, può permettersi di cominciare. Questo sentimento, di ombra opposta a luce, soggiace a questo Fragile Show, lavoro della compagnia Biancofango che omaggia lo strepitoso Il soccombente, di Thomas Bernhard. La storia è quella dell’ombra, il fragile talento di un pianista, che narra la sua dipendenza dalla luce, il suo rifuggire ad essere come quella luce, quando la luce è l’amico e l’amico è un genio come Glenn Gould, il più grande pianista del secolo appena trascorso; sotto il ritmo, che i piedi battono sul palco come il pedale di un pianoforte, l’energia soffocata del pianista il cui talento non è come quello del genio, che rimarrà sempre un passo indietro. Vestito di bianco, come fosse un bianco pianoforte a coda, il pianista sembra sul punto di esplodere, e lo fa davvero con tutte le vibrazioni di una partitura cui c’è sempre da aggiungere qualche tocco, qualche semitono non previsto. Da qualche parte nel testo, scritto a quattro mani da Andrea Trapani, anche attore solo in scena, e Francesca Macrì, che ne cura la regia attenta e paziente, mi sembra di scorgere un richiamo forte al racconto teatrale di Novecento, di Alessandro Baricco, chissà però quanto voluto, e forse ora che ci penso si tratta più della suggestione legata alla sua trasposizione cinematografica; Andrea Trapani ha sul viso il dolore dei numeri due, di una nevrosi indotta, una vita dal talento rovinata, interpreta con una forza tenace, mi fa capire che la follia di un artista è quella di chi non arriva ad essere tale. Molto interessante è vedere l’azione reiterata, finché la meraviglia della semantica non compie il miracolo di mutare l’azione in altra, un senso in altro, di altra natura e fine. Nel testo ci sono alcuni momenti di stanchezza, nella parte centrale, e qualche cellula narrativa forse superflua in cui la direzione si va un po’ perdendo e si va facendo liquida la percezione, tuttavia mi trovo di fronte ad un lavoro molto pulito, di grande precisione ed impegno, di forte impatto e rigore nella regia; inoltre trovo una certa sincerità compositiva: non tradiscono il racconto con emozioni troppo facili, ma lasciano la purezza di uno strano sentimento accadere sola, perché non c’è patimento in questa storia, ma un dolore trattato con la leggerezza delle dita che corrono, sottili, lungo i tasti di un pianoforte. Il finale, infine, bellissimo: di spalle prova a tendersi per il volo, ma non ci riesce, le sue ali non sono abbastanza tese, il suo talento, non è abbastanza.


Curiostà:
Un lavoro molto pulito, di grande precisione ed impegno, di forte impatto e rigore nella regia; inoltre trovo una certa sincerità compositiva.
DATI TECNICI
Genere: NON SPECIFICATO
Durata: 60


CAST
Andrea Trapani (Attore)
Thomas Bernhard (Tratto da)
Francesca Macrì (Autore)
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