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Compagnia: Teatri di Vita


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Short, very Short Theatre

a cura di Redazione

Dondolo

Regia di - Andrea Adriatico
Al teatro India di Roma
dal 15.09.2009 al 15.09.2009



Dondola, dondola da ferma Angela Baraldi, dondola la sua voce, dondola quel che sta dicendo, le sue parole, il suo corpo pure statico fa muovere me, la sua nenia, litania dell’anima, mi dice che “alla fine viene il giorno”, ed io le credo, parola dopo parola.



Trama:

Scritto da Beckett nel 1980, Dondolo è tra le sue ultime opere teatrali. In scena una donna su una sedia a dondolo, il racconto di una vita di attesa, e l'invito a proseguire all'infinito questo racconto: "ancora".


...continua

Recensione:

Una radiosveglia accesa, sotto la sedia di una donna, la piccola luce rossa e l’orario ineluttabile che blocca il tempo, lo sospende nell’atto della percezione, ogni volta che si guarda l’orario in digitale – che si sposta per valori discreti è la definizione – gli occhi sono convinti di vedere l’ora esatta, ma ogni momento è diversa anche se il quadrante non lo segna: l’immutabile si prende il tempo che invece scorre, lo lascia così alla percezione, senza fare sconti, e noi restiamo appesi a quella piccola luce, come un oracolo, come un segreto. Questo sentimento accompagna l’intensa versione che Teatri di Vita, per la regia di Andrea Adriatico, fa di un bellissimo testo di Beckett, che si chiama Dondolo.

 
Dondola, dondola da ferma Angela Baraldi, dondola la sua voce, dondola quel che sta dicendo, le sue parole, il suo corpo pure statico fa muovere me, la sua nenia, litania dell’anima, mi dice che “alla fine viene il giorno”, ed io le credo, parola dopo parola, sono con lei in questo dondolare lieve, ma straziato, le vedo solo il profilo, qualcuno dall’altro lato la vede di fronte, ma credo il risultato sia lo stesso viso statuario, la stessa mimetica insolubilità emozionale, le stesse lacrime che le corrono sul viso. Adriatico la spoglia di tutto, abiti ed espressione, toni e colori della voce, le lascia ben poco, non più che quella poca luce e braccia e gambe immobili. “Tempo di smetterla”, mi dice chi dondola, ma poi non smette mai, ripete, di continuo, quel che la sua anima le suggerisce, e la ripetitività emerge, dietro la sua intimità.
 
Tema fondamentale è l’attesa, e di Beckett sarebbe un topos, ma non poi tanto qui: una finestra che si fa penetrare dal giorno alla notte, dalla notte al giorno, quieta, ha di fronte altre finestre, solitudini che si affacciano sulle altre, si guardano, si riconoscono nella loro fissità; ma una finestra è anche un accesso, questo sembra voler dire, un passaggio per le vite degli altri. Così accade qualcosa, uno scarto improvviso: il testo si sconvolge, entra in gioco un frammento di scheggia e la radiosveglia che aveva ripetuto la stessa immutabile presenza, lo stesso ripetuto succedersi dei secondi, di colpo salta, come dopo che va via la luce, a lasciare di sé soltanto un simbolico, bellissimo, lampeggiante silenzio che mi dice: 0: 00.
 
In quel momento inizia ad avvicinarsi, dondola verso di me adesso, verso la platea, si muove alla liturgia del dondolo che è la misura di queste parole: nulla cambia, da lontano e da vicino, non colori, né altri suoni, solo uno di un’unica solitudine così cosciente, quieta, perché lo scarto non promuove, nel tempo che si muove, nell’anima di chi lo dice e si commuove, che una nuova, ineluttabile fissità.



Curiostà:
DATI TECNICI
Genere: Monologo
Durata: 20


CAST
Andrea Adriatico (Regista)
Angela Baraldi (Attore)
News
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