L’universalità di un testo come Le nuvole si scontra con l’oggettiva consapevolezza che della Grecia raccontata ed immaginata da Aristofane non vi è più lontanamente traccia: pensare oggi di far rivivere sulla scena l’epopea del Pensatoio, luogo edenico al cui interno Socrate cerca di istruire l’umanità, porta con sé non pochi rischi e pone il grande ostacolo della necessaria rappresentazione di un contesto ad oggi del tutto anacronistico.
Antonio Latella per scalare questa montagna si gioca la carta del confronto diretto con il pubblico, realizzando un allestimento vivace ed a tratti adrenalinico, dove la famigerata “quarta parete” è spesso abbattuta con la platea spazio scelto dagli attori per un frenetico girovagare: in più Latella immagina l’uscio del Pensatoio come una “magic box” diretta emanazione della fantasia di Lewis Carroll, un confine tra il reale ed il fantastico per Strepsiade l’ultima strada nella ricerca di iniziazione culturale cui vorrebbe indirizzare il rozzo e svogliato figlio Fidippide. Mescolando teatro di prosa e clownerie, teatro lirico e pantomima, Latella prende per mano lo spettatore accompagnandolo dentro il minuscolo Pensatoio, per poi subito distrarlo e costringerlo a seguire gli attori in platea: il tourbillon, sapientemente condito da una buona dose di grottesco divertimento, si placa solo al momento della climax drammaturgica, la celebre disfida tra “il discorso migliore”, recitato con mussoliniano eloquio, ed il “discorso peggiore”, rivolto con toni più bonari e accomodanti. E nell’estremo gesto di Fidippide di dar fuoco al Pensatoio, si manifesta a chiare lettere la sconfitta di tutti noi che altri non siamo, ci suggerisce Latella, che dei “rotti in culo” paragonabili a scimmioni goffi e privi di cervello.
Le nuvole firmate Latella sono uno spettacolo che non può non far discutere: ma al tempo stesso, grazie alla vivace traduzione di Letizia Russo, un allestimento ritmato e coinvolgente dove Annibale Pavone, Marco Cacciola, Maurizio Rippa e Massimiliano Speziali offrono un’apprezzata prova d’attore, alternando “tirate” prosopopaiche a sketch quasi da cabaret.
Il pubblico, all’inizio un po’ spiazzato e perplesso, capisce presto come vanno le cose e non fatica a sintonizzarsi sulla necessaria lunghezza d’onda, mostrando alla fine con convinti applausi di aver a pieno compreso l'antica lezione.