Voce singolare nell’ambito della drammaturgia contemporanea, Giampiero Rappa ha la dote di un umorismo leggero nella forma, ricco nel linguaggio e di validi contenuti. Dopo un incipit all’insegna di una comicità surreale in una cornice visiva da cartone animato, Sogno d’amore si dipana su un doppio binario: il registro formale resta quello di un puro divertissement, ma i personaggi sviluppano uno spessore ben definito, acquisendo carattere e delineando ciascuno la propria visione della vita. I due piani proseguono quindi in parallelo come testo e sottotesto, quasi che i fatti quotidiani siano affiancati da un commento a più voci, analogamente al ruolo svolto dal coro nella tragedia greca.
Gianni è il fulcro della storia: sognatore timoroso, amante appassionato, insicuro e nevrotico, alle prese con un doloroso passato ed un instabile presente amoroso. E’ uno sceneggiatore, e i personaggi che gravitano intorno a lui in un abile gioco di rimandi non sembrano essere altro che le sue creazioni letterarie: i tre coinquilini - Ivan, attore esistenzialista eternamente in cerca della perfetta inflessione, il Filosofo, capace di citazioni ed auliche sentenze ma incapace di vivere una vita propria, Pasquale, semplice bidello, il solo dotato di solido buon senso e di una visione realistica delle cose. E ancora le due antitetiche figure femminili: Valeria, inafferrabile e sfuggente, Flora, solare e diretta.
Apparentemente giocata sui canoni da commedia classica e su battute ovvie e “telefonate”, la commedia vira in continuazione su riflessioni di tutt’altro tenore, che ancorché mitigate dal sorriso mirano al cuore del problema: se sia lecito/sano/giusto coltivare il proprio sogno d’amore e quale possa essere l’esito di lasciarsi andare al romanticismo. Vivace e coinvolgente, il lavoro si avvale di ottimi interpreti e di una divertente scenografia che permette il particolare montaggio vignettistico delle scene.
Una esilarante riflessione sull’amore, che si svolge fra testa e cuore senza tralasciare felicità né dolori e che si chiude come un gioioso inno alla vita celebrato dall’autore attraverso i propri personaggi.