Nel 1939 il letterato americano T.S.Eliot, successivamente premio Nobel nel 1948, pubbica un libretto dal curioso titolo: Old Possum’s book of practical cats. Sorprendentemente, a latere della sua ponderosa produzione di saggistica e poesia, questa piccola deliziosa opera è destinata ad una fama mondiale. Si tratta di una lunga e sciolta filastrocca in versi, che descrive caratteri e figure di una comunità di gatti. Una sorta di “nonsense filosofico” sulla felinità, scritto con spirito decisamente anglosassone e con un ritmo giocosamente sinuoso perfettamente in sintonia con il tema.
Il musical trattone da Andrew Lloyd Webber nel 1981 detiene numeri da record: rimasto in scena per ben ventun anni nella storica sede londinese e per diciotto a Broadway, è stato rappresentato in dieci lingue e portato in scena in 26 paesi. Per la prima volta quest’anno viene tradotto in italiano e presentato dalla Compagnia della Rancia, con la regia di Saverio Marconi, la regia associata e le coreografie inedite di Daniel Ezralow e le musiche affidate a un’orchestra dal vivo di 16 elementi.
Una produzione sostanzialmente fedele all’originale, con qualche notevole innovazione scenografica ad opera di Gabriele Moreschi, come il teatro delle ombre utilizzato per raccontare le imprese di Gattigre. Anche questa edizione si avvale di trucchi e costumi elaborati e particolarmente apprezzabili, nonchè di interpreti di ottimo livello capaci di inarrestaibilmente agili evoluzioni durante le oltre due ore di spettacolo.
I venticinque jellicle cats infatti, come tutti i felini che si rispettino, balzano, saltano, ballano, lottano, schizzano, si gettano con slancio – tra un sonnellino e l’altro, si intende. E mentre "nel silenzio sospeso tra sogno e realtà" prende vita questa variopinta celebrazione gattesca di "mistica divinità, impavida felinità", l’impegno richiesto a dei semplici umani per interpretare questi essere magicamente superiori dal nome “ineffabile, effabile, effineffabile” non è certo indifferente.
Secondo la partitura originale di Webber, ciascun personaggio presenta la propria storia accompagnato dal un diverso tema musicale: Mangojerrie e Zampalesta, combinaguai che agiscono sempre in coppia; la vecchia star del palcoscenico Asparagus, il pirata Gattigre, il malvagio Macavity, che rapisce Old Deuteronomy, il magico Mister Mistoffelees, che avrà il compito di ritrovarlo e i molti altri del gruppo.
La lingua italiana comporta qualche inevitabile rallentamento nella musicalità dei brani, ma in compenso rende accessibili anche agli spettatori più giovani il senso ed il carattere dei personaggi. E l’operazione ha il pregio di consolidare anche in Italia una tradizione teatrale che tradizionalmente non ci appartiene ma che nell’ultimo decennio si sta dignitosamente evolvendo.