Nazionale  |  Roma  |  Milano  |  Marche  |  Toscana  |  Campania  |  Piemonte  |


Locandina

Foto
 

Collegati

Nel Giardino

Al teatro Arvalia di Roma
dal 06.11.2009 al 08.11.2009



Una scena coloratissima, su un pavimento verde prato completamente innaturale, accoglie un impianto dialogico invece classico. Si instaura un interessante processo di vertigine e paradosso: non si crede a quel che si vede, quel che manca allo sguardo è così ampiamente reale da stupire.



Trama:
"Un testo su donne e ruolo materno. Un testo dove incombe presente e indecifrabile lo sguardo dei bambini, spettatori nascosti e incompresi. I bambini ci osservano, ci giudicano, ci assecondano fin dove possono e fin quando vogliono, assecondano i nostri sogni, i nostri modelli. Poi agiscono. E quando agiscono si svelano per quello che sono, individui, non bambolotti. ..."  dalle note di regia
...continua


Recensione:

Due grandi occhi appesi specularmente ai lati della scena, bandiere nere di una cecità. Guardare non è vedere, sembra dirmi la loro presenza. Due occhi, guardano dentro la scena, guardano due famiglie che credono di conoscere la propria intimità, di saper condurre una vita familiare al modo più opportuno, e invece non sanno vedere. Hanno un binocolo puntato sulla casa di fronte, parlano e sparlano degli altri, non capiscono di essere proprio loro il vero obiettivo, il vero bersaglio. Come la parabola biblica della trave e la pagliuzza, è questo il sentimento alla base di questo Nel giardino, testo di Emanuela Cocco, vincitore del premio di Scrittura Teatrale Femminile Donne & Teatro – Inner Wheel Roma Romae 2006, portato in scena da Fabio Massimo Franceschelli per amnesiA vivacE, che ne ha curato anche la scenografia, e con l’interpretazione di buon livello di Cristina Aubry, Anna Amato, Marco Fumarola, Silvio Ambrogioni.

 
Una scena coloratissima, su un pavimento verde prato completamente innaturale, accoglie un impianto dialogico invece classico. Si instaura un interessante processo di vertigine e paradosso: non si crede a quel che si vede, quel che manca allo sguardo è così ampiamente reale da stupire. Questo sentimento soggiace a un lavoro di intenti pop, tipici di Franceschelli, su un testo che si intende non nato per un simile trattamento. Ma questa è anche la forza di uno spettacolo che mi sento di incoraggiare ad osare maggiormente, forse estremizzando i contrasti, sur-naturalizzando i dialoghi, oppure al contrario imporre un rispetto del testo di stampo canonico, lasciando quindi parlare il testo stesso e tenere una regia distante; dico questo perché si intravede una doppia via, una scelta non unitaria, e così facendo c’è rischio di depistare – che può essere un pregio intendiamoci, si tratta di mia valutazione soggettiva in questo caso – circa una scelta di regia univoca e inequivocabile. La valutazione nasce dall’aver apprezzato in precedenza Franceschelli per la sua «acidità», cito dalle sue stesse parole, per il suo uso di colori accesi e posticci, opera che ben si rendeva organica a temi scottanti e di concetti molto densi. In questo caso c’è un testo che ha molto di classico, che non si può però scardinare come una vera operazione d’arte pop perché non è ancora, un classico. Ecco il nodo: «sporcare» – in senso buono – un testo contemporaneo, quanto appare come una forzatura a chi quel testo l’ha scritto? Sarà mai, mi chiedo, possibile, ammissibile una simile operazione? Far nascere un testo perché si possa, artisticamente e pur rispettandone i contenuti, sopraffare?
 
Il lavoro è tuttavia apprezzabile, se ne gode lo svelamento di tante nostre ipocrisie che non ammettiamo nemmeno a noi stessi; un ottimo uso delle luci inoltre e della struttura che è inevitabilmente simmetrica, speculare, come appunto fosse a riflesso delle due, identiche senza saperlo, famiglie. Un fatto imprevisto ne scardinerà i tratti, svelerà a chi assiste che c’è molto di più, un punto che affonda e che la nostra leggerezza non ci fa mai considerare: e noi, sapremmo parlare delle caratteristiche più nascoste dei nostri familiari più stretti.



Username:
Password:
 - 
COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: Drammatico

Emanuela Cocco (Autore)
Fabio M. Franceschelli (Regista)

CAST
Anna Amato (Attore)
Cristina Aubry (Attore)
Marco Fumarola (Attore)
Silvio Ambrogioni (Attore)
News
La collaborAZIONE si fa spettacolo

Dodici registi originari di nove diversi paesi, per cinque regie e due mani: un laboratorio mondiale, il World Wide Lab, che porta a Roma l’esperimento unico di un gruppo multiculturale nato a New York. Non è un caso se Bob Wilson li ha accolti in residenza a Watermill e se il prestigioso Irondale Center di Brooklyn li ha ospitati per ben due anni. I registi del WWL hanno costituito un gruppo di lavoro stabile, che annualmente si riunisce per produrre in due settimane di laboratorio (quest’anno salite a tre) uno spettacolo fatto di cinque momenti diretti a due mani. I testi, adattati o composti per l’occasione dai registi stessi coinvolgendo ben dieci attori, seguono uno stesso filo tematico (Upheaval/Distruzione e rinascita), ma presentano contenuti molto diversi fra loro, che partono dalle rispettive culture. Il risultato è un articolato melting pot, in cui si mescolano Taiwan, India, Canada, Israele, Stati Uniti, Grecia, Germania, Italia… In scena contenuti e stili profondamente diversi, magicamente mescolati per distillare un teatro ricco di contaminazioni, anche linguistiche. Al Teatro Due Roma fino al 12 ottobre.

Info: KIT Italia




Sguardi S-velati sulla felicitÓ

La rassegna del Teatro Due Roma sui punti di vista al femminile giunge alla IV Edizione. E guarda con atteggiamento positivo.




Millelire per un corto

Dal 7 al 12 gennaio un premio per atti unici brevi al Teatro Millelire di Roma



fai click per chiudere...