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Rosso Vivo

Al teatro Ambra alla Garbatella di Roma
dal 14.02.2012 al 19.02.2012

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Un grande esempio di teatro civile. Rosso Vivo non è una commemorazione, ma una domanda valida oggi come trent’anni fa: chi sono gli assassini di Valerio Verbano?



Trama:
Valerio Verbano, diciannove anni,  il 22 Febbraio 1980 viene ucciso con un colpo di pistola alla nuca, nella sua casa di Montesacro, un quartiere di Roma. Valerio, vicino all’area dell’ Autonomia Operaia, stava compilando un dossier che dimostrava i  collegamenti tra alcuni gruppi di estrema destra e gli apparati statali.
...continua


Recensione:

ratto dal libro autobiografico di Carla Verbano (con Mario Capponi), Rosso Vivo parte da una vicenda personale, il brutale assassinio di Valerio da parte di militanti fascisti non ancora identificati, per raccontare l’Italia della stagione degli scontri politici più duri. Un’Italia fatta di connivenze e segreti scomodi oggi così come trent’anni fa.

Alessandra Magrini ha lavorato sul libro di Carla Verbano per conferirgli una vera e propria drammaturgia e un centro. Il centro di Rosso Vivo è quella notte di febbraio del 1980, a pochi giorni dal diciannovesimo compleanno di Valerio, in cui i genitori furono legati e costretti ad attendere l’incredibile: l’esecuzione del figlio in casa propria. Questo evento, che ha distrutto la vita dei Verbano, è la base di partenza per un discorso che diventa sempre più grande man mano che si va avanti. Dal quartiere di Montesacro, rosso, e da quel Ponte delle Valli che lo separava dal quartiere Africano, nero,  fino ai magistrati assassinati da quel terrorismo di destra cui si stavano avvicinando troppo. Un terrorismo probabilmente molto legato ad apparati dello Stato e ad elementi deviati delle forze dell’ordine. Il dossier di Valerio Verbano, più volte evocato durante Rosso Vivo, documentava anche fotograficamente questi rapporti proibiti ed innominabili e questa potrebbe essere una delle ragioni per cui è stato ucciso.

Rosso Vivo è un reading, cioè una lettura davanti un leggio, forma di spettacolo per cui normalmente nutro una certa avversione. Alessandra Magrini però dimostra una bravura nell’entrare e nell’uscire dalla lettura, arrivando in certi momenti a interrogare il pubblico e a renderlo partecipe, pungolandolo con questioni al tempo stesso semplici e irrisolvibili. Che fine ha fatto il dossier di Valerio? Perché le prove materiali rinvenute sul luogo dell’omicidio sono state successivamente distrutte? E soprattutto, domanda che assilla Carla Verbano dal quella tragica notte: chi ha ucciso Valerio? Il più grande desiderio di Carla, ultraottantenne che tiene un blog molto vitale sulla memoria di suo figlio, in fondo è questo: parlare almeno una volta con gli assassini, anche solo per chiedere perché. Alessandra Magrini fa vivere con grande espressività le parole dell'autrice, che vengono restituite al pubblico con un impeto drammatico non comune, che non può lasciare indifferenti.

Grazie all’impegno di una madre infaticabile e dei tanti amici di un tempo il nome di Valerio Verbano è ben presente a Montesacro. Una via del Parco delle Valli è intitolata a lui e, soprattutto, a lui è stata dedicata l’omonima Palestra Popolare. Situata in via delle Isole Curzolane è ancora oggi un importante centro di aggregazione nel quartiere, all’insegna della pace, dello sport e di un’esigenza forse ancora più importante: quella di non dimenticare.




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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: Monologo
Durata: 90
Carla Verbano (Autore)
Alessandra Magrini (Adattamento)
Alessandra Magrini (Regista)

CAST
News
La collaborAZIONE si fa spettacolo

Dodici registi originari di nove diversi paesi, per cinque regie e due mani: un laboratorio mondiale, il World Wide Lab, che porta a Roma l’esperimento unico di un gruppo multiculturale nato a New York. Non è un caso se Bob Wilson li ha accolti in residenza a Watermill e se il prestigioso Irondale Center di Brooklyn li ha ospitati per ben due anni. I registi del WWL hanno costituito un gruppo di lavoro stabile, che annualmente si riunisce per produrre in due settimane di laboratorio (quest’anno salite a tre) uno spettacolo fatto di cinque momenti diretti a due mani. I testi, adattati o composti per l’occasione dai registi stessi coinvolgendo ben dieci attori, seguono uno stesso filo tematico (Upheaval/Distruzione e rinascita), ma presentano contenuti molto diversi fra loro, che partono dalle rispettive culture. Il risultato è un articolato melting pot, in cui si mescolano Taiwan, India, Canada, Israele, Stati Uniti, Grecia, Germania, Italia… In scena contenuti e stili profondamente diversi, magicamente mescolati per distillare un teatro ricco di contaminazioni, anche linguistiche. Al Teatro Due Roma fino al 12 ottobre.

Info: KIT Italia




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