Un equilibrista cammina sul suo filo, è un po' incosciente come tutti quelli del suo mestiere. Ma forse lui di più, perchè alterna la camminata alla corsa e perchè sotto non c'è la rete di protezione.
Così è Paolo Rossi che saltella in punta di piedi su quella striscia di terra che è il limite tra sacro e profano.E lo fa con la leggerezza del comico.
I suoi misteri buffi sono largamente ispirati a quelli di Dario Fo, ma sono intrisi della cronaca dei nostri giorni, proprio com'è nella natura dei misteri.In una scenografia che è un palco sul palco, perchè, in qualsiasi momento, lo spettacolo possa continuare, se non dentro a un teatro, almeno per strada. Improvvisamente irrompe un uomo in motorino con un Rossi che affannato lo segue.
E' il prologo.Il comico spiega al suo pubblico quello che si appresterà a fare, racconta del clero di un tempo lontano e di quello odierno; di papa Bonifacio VIII e di Raitzinger.
Da sempre la Chiesa ha avuto un problema con i comici. Eppure la risata non è altro che è un dono di Dio.Ormai viviamo nella società dello spettacolo in cui i comici non sanno che fare. Per questo i comici hanno deciso di portare lo spettacolo nella vita.Quindi non stupiamoci, se un bel giorno sul lago di Garda dovessimo vedere un gommone di clandestini, con Rossi e Dell'Aquila scafisti, cercare di attracccare sulle rive del celebre lago lombardo.Ma i clandistini non saranno altro che manichini dipinti di nero, come quello che sta con loro sul palco.
Cristo era un clandestino. Cristo quante ferite. Cristo perchè.
Ed ecco raccontare la nascita di Cristo, seguita dalla pregiera del comico, le nozze di Cana, la resurrezione di Lazzaro.Proprio in quest'aultima, Rossi è il custode di un cimitero in cui Cristo decide di resuscitare un uomo. Nostro Signore cerca prima tra i vip e poi tra i comuni mortali. Sarebbe intenzionato a farlo cn un certo Aldo Moro, ma il custode gli fa razionalmente notare che tutti ne avrebbero piacere. Cristo arriva a concludere che, in un Paese come questo, non si può nemmeno far risorgere un morto senza creare un problema ai vivi.
E poi si arriva al gran finale. La passione di Cristo. "So i nomi dei copevoli, non sono uno scemo, sono un comico" dice l'affabuatore in tono profetico citando Pasolini. E avverte che Cristo non tornerà mai più in Italia.
La vergine - Vasini, in un'interpretazione magistrale, si dispera sotto la croce perchè le hanno ammazzato il figlio, perchè Gabriele non glielo aveva detto quando era venuto a farle l'annuncio, perchè altrimenti forse le cose sarebbero andate diversamente.
Ritornano le parole del comico che fa un "mea culpa" perchè è colpevole qunto gli altri, per superficialità, egoismo, individualismo.E sulle note di "Personal Jesus", con una croce sollevata su cui è crocifisso il clandestino si chiude il sipario.Uno spettacolo che ti avvinga, che ti lascia quasi senza fiato, che a volte ti confonde, che spesso ti fa sorridere, ma in maniera amara. Uno squarcio su quel cuore pulsante che è l'anima.