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Donna non rieducabile

Regia di - Silvano Piccardi
Al teatro Ringhiera di Milano
dal 27.01.2017 al 29.01.2017

Vedi tournée

La forza delle parole

 



Trama:
Ottavia piccolo dà carne e voce ad Anna Politkovkaja con un monologo dagli scritti della giornalista cecena, accompagnato dall’arpa poco rassicurante di Floraleda Sacchi, che come secondo personaggio dello spettacolo dà origine a un vero e proprio dialogo con la "narrattrice".
...continua


Recensione:

 

Man mano che entra nella sala del teatro il pubblico ha immediatamente di fronte a sé una scena aperta. Il sipario è tirato e lascia intravvedere nel riquadro oscuro del palcoscenico un'arpa e più in là, uno scrittoio, una sedia e uno sgabello. La platea è in qualche modo avvertita: quello che sta per cominciare non è uno spettacolo canonico. C'è dell'altro. La scena aperta toglie alla rappresentazione gli orpelli della finzione e instaura col pubblico una particolare dialettica; attua un processo comunicativo tra palco e platea e richiede una particolare disponibilità all'ascolto ad un pubblico che diventa quasi testimone di ciò che sta per essere rappresentato.
 
Per Donna non rieducabile il disegno di regia di Silvano Piccardi, essenziale e funzionale al testo dedicato alla figura di Anna Politkovskaja, opta per una serie di quadri narrativi. L'interpretazione di Ottavia Piccolo, asciutta e passionale, ben restituisce il clima diffuso e l'atmosfera propri della storia recente dell'ex Unione Sovietica che, tra giochi di guerra e giochi di potere, tra militari corrotti e civili inermi, si ripercuote anche sulla vita e sulle scelte dei singoli fino alle estreme conseguenze. Gradualmente l'attenzione si polarizza sulla figura di Anna Politkovskaja, si stringe su di lei, la tiene nel mirino con un crescendo di ritmo e tensione. Sul volto e sul corpo dell'interprete passano gli interrogatori che hanno il tono livido di una luce viola, le percosse, le minacce e le calunnie. Restano la consapevolezza di mettere nero su bianco i fatti, nell'impossibilità di schierarsi per una parte piuttosto che per l'altra e l'onere grave di quelle persone uccise per aver parlato con la giornalista.
 
Gli interventi musicali dal vivo di Floraleda Sacchi ritmano la scansione dello spettacolo, facendosi addirittura rumore di gasdotto, tempo che scorre, ventilatore a soffitto, inno sovietico e infine, dolcezza e nostalgia nelle note di Arvo Pärt.
 
Applausi meritati per Ottavia e per Anna.



Recensione:

La figura tragica di Anna Politkovskaja riecheggia nei teatri, su di lei ha scritto anche Lars Noren. Il lavoro di Silvano Piccardi e Ottavia Piccolo mira ‘semplicemente’ a dare voce ai racconti e ai reportage della giornalista russa. Lo spettacolo è scritto, da Stefano Massini, basandosi quasi interamente costruito sui suoi articoli, fanno eccezione una circolare interna dei servizi russi, in cui la Politkovskaja è classificata tra gli oppositori ‘non rieducabili’ che non possono più essere fatti rientrare nei ranghi, e un epitaffio finale che racconta le circostanze della sua morte.

Non si tratta di teatro di narrazione, almeno nel senso tradizionale che si affida a un narratore terzo, perché il racconto è prevalentemente quello della Politkovskaja in prima persona. Non è neppure un recital e tantomeno la Piccolo compie un lavoro sul personaggio nel senso dell’Actor Studio. Eppure con un procedimento di mimesi, e di transfert, la grande attrice è Anna Politkovskaja. Pare proprio di vedere il suo volto, tratteggiato semplicemente da quegli stessi capelli corti, canuti, dagli occhiali e dagli orecchini. È quello di una donna minuta, dall’apparenza fragile, una persona comune. Ne è una dimostrazione la circostanza stessa del suo omicidio, commesso mentre stava portando sulle scale i sacchi della spesa e il fatto che un’altra donna sia stata uccisa al suo posto per errore di persona. Non c’era nulla di appariscente nella sua figura fisica, la sua forza sta tutta nelle parole.
 
Un lavoro attoriale davvero notevole quello della Piccolo. Lo si vede per come rende i dialoghi tra due persone semplicemente con un cambio di direzionalità del volto, quasi a ricreare l’effetto di un campo/controcampo cinematografico, oppure cambiando semplicemente la postura delle gambe, in posizione seduta, nella scena con il terrorista nel teatro di Mosca. In un altro momento l’incedere insostenibile delle sua parole, è accompagnato, e ritmato, dal suo camminare all’indietro, con un’efficace soluzione antinaturalistica. E memorabile è il momento in cui posa i fogli con i nomi dei bambini morti a Beslan, evocandoli così, come persone reali, tangibili.
 
La soluzione scenica, minimale, si fonda su un fascio di luce che, perlopiù in senso diagonale, separa gli spazi della Piccolo e dell’arpista, ma che può anche assumere la funzione di passerella. Il lavoro della musicista Floraleda Sacchi riesce a produrre suoni striduli, e disturbanti, con uno strumento ampolloso come l’arpa. Un effetto doppiamente straniante, come le sviolinate lancinanti che Hitchock aveva voluto per Psyco.
 
Uno spettacolo che colpisce dritto al cuore degli spettatori, che, uscendo dal teatro, non potranno dimenticare la frase della Politkovskaja «Chi pensa che il sangue a terra sia rosso, non ne parli».



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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: Monologo

Stefano Massini (Autore)
Silvano Piccardi (Regista)
Floraeda Sacchi (Musiche)

CAST
Ottavia Piccolo (Attore)
News
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