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The end

Al teatro Elfo Puccini di Milano
dal 14.05.2013 al 19.05.2013

Vedi tournée

Una filastrocca pop, una attrice “cristologica” e popolare in una mescolanza ardita di tradizione e attualità, in un tutto legato e misurato da una regia puzzle.



Trama:
Se la morte richiama ragionamenti esistenziali sul destino umano, per Babilonia è anche il teatro di uno stridente corto circuito contemporaneo. Il miglioramento delle condizioni di vita e la medicina hanno allungato l’esistenza, ma paradossalmente quello che per secoli è stato vissuto come evento naturale, “la sorella”, “la sola amica”, sì, insomma la morte, si è trasformata in qualcosa da nascondere.
...continua


Recensione:

Gesù Cristo senza croce e senza braccia. Un braccio lo si ritrova su un frigo chiuso che trattiene delle corde, l'altro per terra vicino a un cavalletto e ancora una struttura di ferro che ricorda una croce legata a delle corde che finiscono in graticcia.

Il rintocco di campane avvisa che la cerimonia sta per iniziare. Arriva così una donna con abito laminato e con pistola custodita in una cintura a mo’ di sceriffo. Fa brevi azioni come rialzare la croce dopo avervi “ricomposto” il Cristo e lo appende al centro come tradizione vuole e lateralmente al posto dei due ladroni, solleva il bue e l’asinello, anzi le loro teste.

Raccapricciante l’immagine in cui si mescolano in un delirio onirico la Pasqua e il Natale, la Morte e la Vita, o meglio la Morte e il ricordo della Vita, testimoniata dalle teste dei due animali morti, simboli del “calore”. Coraggioso coniugare in una continuità spazio-temporale i due eventi cristiani che segnano la nascita e la morte di Gesù, trattati come due eventi a se stanti: nella rilettura dei Balibolonia non ci sono più peccatori, quindi nessun ladrone, o è sempre il sacrificio degli innocenti a pagare, oggi più che mai? O ancora che non c’è distinzione tra Pasqua e Natale, dato che non c’ è quasi più una forte compartecipazione? O che la nascita e la morte hanno in comune una base ineliminabile di dolore?

L’attrice, Valeria Raimondi, è sola in scena e, dal momento in cui alza le mani stimmatizzate, pandant di Cristo in croce, comincia l’enunciazione di testi che sono una bestemmia continua, forsennata nel ritmo e nei contenuti, contro ogni forma di consueta accettazione del dolore, della sofferenza, della malattia, della morte. È una cantilena estenuante che, alla lunga innervosisce, e diventa così una filastrocca pop, incalzante e ripetitiva. La forza di questo spettacolo infatti è da ricercare nella radice del popolare che ha come fonte il suo linguaggio fatto di modi di dire propri della lingua parlata e, a tratti, del dialettale, veneto, supportata da citazioni storicamente lontane ma similari nella ferocia come il S’ì’ fossi foco, arderei ‘l mondo dell’irriverente e provocatorio Cecco Angiolieri. Un ritmo esasperato del dire che fa ridere e allo stesso tempo punta la pistola alle tempie.

Unico momento in cui l’attrice non è in compagnia è nell’Alligalli sul brano Ciao amore ciao cantato dalla struggente voce di Luigi Tenco, anch’egli morto. Un ballo al buio, in cui anche le altre figure fanno passi cristallizzati da una tradizione anch’essa popolare. Tutti si muovono all’unisono e paradossalmente un ballo “di gruppo” diventa un ballo delle solitudini straziate e alienate.

Avendo usato prima la metafora del sogno, forse sarebbe più giusto parlare infine di sogni disturbati da attacchi di panico. Ovvero tutto lo spettacolo ricorda le modalità dell’attacco di panico inteso come paura della morte ma che si dovrebbe invece leggere come paura della vita e delle sue complicazioni. Nel finale una speranza c’è e va custodita: il neonato che appare in scena attraverso le braccia della protagonista. La stella cometa che un po’ prima aveva innalzato, come un premio.




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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: Monologo
Durata: 60 minuti
Enrico Castellani (Autore)
Valeria Raimondi (Autore)
Enrico Castellani (Regista)
Valeria Raimondi (Regista)
Gianni Volpe (Scenografia)

CAST
Valeria Raimondi (Attore)
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