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Vita di Galileo

Al teatro Teatro delle Muse di Ancona
dal 16.10.2008 al 19.10.2008





Trama:
La storia percorre la parabola del grande scienziato pisano dal tempo dell’insegnamento a Padova agli ultimi anni vissuti forzatamente in “ritiro” a Firenze, sotto la sorveglianza della Santa Inquisizione: un’esistenza densa di entusiasmi, affermazioni, sconfitte, intuizioni.
...continua


Recensione:
E=mc2. L’equazione alla base della possibilità di atomizzare una bomba, il monito che all’inizio dello spettacolo, sopra una porta aperta sull’ignoto, si fa stella cometa poggiata sulla capanna di Betlemme. Nel quadretto c’è la fede nella virtù degli uomini e il dubbio che essi possano sfruttare le immense potenzialità cerebrali a fin di bene. La forza sprecata a convincere gli uomini che non hanno nulla da temere dalla sapienza interrompe la rivoluzione di Galileo Galilei, la dilata così ampiamente nel tempo da farla sembrare, a distanza di quattrocento anni, tanto moderna e ricca di motivazioni. Le parole dello scienziato, così dedite alla conoscenza e così lontane dal misero interesse fanno di Galileo un allenatore di alieni, un sobillatore della curiosità, uno stimolo a guardare in alto mentre il cielo plumbeo sopra la nostra testa non fa che spingerci al centro della nostra piccolissima terra. Allargare gli orizzonti, considerare Cristoforo Colombo e gli altri coraggiosi viaggiatori degli arditi servi del sapere che non hanno fatto più di un primo passo verso la conoscenza dell’intero universo del quale, attraverso un telescopio, è appena possibile intuire la grandezza, ben lungi dallo scorgerne i confini. Scritto tra le due guerre, Bertold Brecht riversa nell’opera la sua difesa del dubbio, il suo bisogno di cercare le prove, la sua capacità di farsi domande per arrivare ad intuire il limite invalicabile varcato il quale lo scienziato si trasforma in un veicolo di distruzione, in un progettista di morte onnipotente che ha perso il controllo sulle proprie crescenti capacità. Antonio Calenda mette l’opera nelle consumate mani di Franco Branciaroli o è l’attore che accetta il regista a dirigere tutto ciò che non è se stesso in scena? Il testo di Brecht alimenta il dubbio e gli interrogativi aperti sulla messa in scena si moltiplicano come le stelle della via lattea quando le potenzialità del cannocchiale ne permettono l’osservazione. Superando l’impatto con una scena che dovrebbe aprirsi sull’ignoto, ma che risulta fin troppo didascalica, la speranza è giusto riporla sul contributo umano, sulla verità che gli attori sanno offrire alla storia. La fede nel teatro dei tromboni è troppo grande. Del dubbio, in una rappresentazione così sopra le righe del dramma della scienza in lotta con le convenienze della religione, se ne perdono presto le tracce. Il primo a giocherellare con i toni è Branciaroli. Entra in scena lavandosi con un catino che non contiene acqua e che sposta senza alcuna fatica; nello stesso finiranno finti pezzi di ghiaccio utili per gli studi sul peso specifico. Quando tutto sembra fasullo il protagonista dà verità al suo personaggio lasciandolo indugiare sui piaceri del palato. Un’interminabile colazione fornisce lo spunto per vocette, raucedini, masticazione dei lemmi per non sputar dubbie sentenze. Se tutto nasce per dimostrare che la terra non è il centro dell’universo ma solo un piccolo pianeta come altri miliardi, perché non accettare umilmente di rappresentare un personaggio che non ha bisogno di tutte queste voci per far giungere alla massa il coraggio della verità? Intorno al protagonista che a tratti ricorda Fracchia, autorizzati dal caposcuola, gli attori si esibiscono nel festival dell’amplificazione, del portamento, del timbro e dell’enfatizzato cruccio. I preti sono sempre più antipatici ed idioti, ben vestiti e macchiettizzati, mentre i saggi non fanno che strapparsi le vesti in nome della sapienza. In mezzo al popolino scemo, due narratori che sembrano Rita Pavone e Jesus Christ e tutti a convergere verso il centro della scena a recitar la poesiola di Natale.


Curiosità:
Il testo di Brecht alimenta il dubbio e gli interrogativi aperti sulla messa in scena si moltiplicano come le stelle della via lattea quando le potenzialità del cannocchiale ne permettono l’osservazione.
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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: NON SPECIFICATO
Durata: 150
Bertolt Brecht (Autore)
Emilio Castellani (Adattamento)
Germano Mazzocchetti (Compositore)
Pier Paolo Bisleri (Scenografia)
Elena Mannini (Costumi)
Gigi Saccomandi (Luci)

CAST
Franco Branciaroli (Attore (primo nome))
Lello Abate (Attore (secondo nome))
Alessandro Albertin (Attore)
Daniele Griggio (Attore)
Emiliano Coltorti (Attore)
Giancarlo Cortesi (Attore)
Giorgio Lanza (Attore)
Giulia Beraldo (Attore)
Greta Zamparini (Attore)
Lucia Ragni (Attore)
Tommaso Cardarelli (Attore)
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