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Moonfleece

Al teatro Belli di Roma
dal 19.04.2011 al 23.04.2011





Trama:
Curtis ha organizzato un incontro segreto in una appartamento abbandonato di un casermone di periferia. Anni prima, quando era bambino, viveva in quella casa, abbandonata dopo le tragiche morti del padre e del fratello più grande. Da qualche tempo Curtis vede il fantasma del fratello.
...continua


Recensione:

Davvero pregevole questa rappresentazione di Moonfleece, diretta da Carlo Emilio Lerici. Tanto più se si considerano la giovane età di tutti gli attori sul palco e una scenografia che, pur nella sua semplicità, è costruita su continue aggiunte (una sedia, un tavolo, altre sedie), quasi a voler sottolineare uno degli infiniti percorsi inclusivi con cui costruire il rapporto con chi ci circonda. 


La coralità fornisce allo spettatore la misura delle intenzioni dell’autore, Philip Ridley. E non è casuale che Moonfleece faccia parte di una serie di testi teatrali per ragazzi. In esso infatti Ridley sembra condensare alcune delle questioni più attuali e profonde della nostra epoca, per farle esplodere infine in un concerto di voci perfettamente concluso.

Ogni personaggio ha bisogno di esprimere il suo punto di vista, ancorché ottuso, nella speranza che esso possa essere messo in discussione da qualcosa di inatteso e spiazzante. Si risolvono così, lentamente e in maniera mai banale, le più aspre fratture esistenziali e intellettuali. Le paure che dominano la scena sono le stesse con cui tutti ci confrontiamo e dibattiamo. Ma alla fine tutti i personaggi sono costretti ad abdicare alle proprie più misere chiusure per cercare di smantellare le sovrastrutture mentali di chi li circonda. Su questa fragile linea d’ascolto si attivano dei processi inaspettati di riconoscimento e apertura, corrispondenti finalmente all’arrivo dei nuovi oggetti sulla scena. 
Accade dunque che inaspettatamente il numero delle sedie corrisponda al numero dei personaggi sulla scena, siano essi neri, fascisti, omosessuali o disabili, e si riesca finalmente a far congiungere le loro mani, attorno ad un tavolo, al fine di evocare uno spirito, neutralizzando per qualche attimo le differenze, vere o presunte che siano. 

Lo spettacolo, complesso e purissimo nella sua linearità, ci parla di un mondo che a volte non può essere raccontato se non con l’uso di iperboliche metafore. Eppure non è altrettanto iperbolico l’humus su cui è fondata questa pièce? Se si considerano le strette connessioni che l’autore evidenzia tra l’avvento, sulla scena politica inglese, del British National Party e il senso di smarrimento che stringe i personaggi principali del dramma, tesi tra una partecipazione fideistica alle più retrive istanze socio-politiche e le necessità, davvero umanissime, di ascoltare l’altro, comprenderlo e infine amarlo, si può intuire quale profonda tensione sia posta alla base di Moonflence. Affermo questo partendo da due considerazioni: la prima è che il BNP è una forza politica reale, capace, nel suo oltranzismo, di condizionare ideologicamente una parte importante di elettori. La seconda è che lo stesso Moonfleece ha incontrato recentemente una dura campagna censoria attuata dal consiglio comunale di Dudley, che ha proibito la messa in scena dell’opera a causa dei riferimenti espliciti a temi come omosessualità e razzismo. 
Potere dell’arte, verrebbe da dire. Quel che rimane però, di fronte alla superba narrazione congegnata dall’autore, è un nodo, stretto e freddo, alla base dell’anima dello spettatore. 



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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: Drammatico
Durata: 100
Philip Ridley (Autore)
Fabiana Formica (Traduttore)
Carlo Emilio Lerici (Regista)
Federica Morichetti (Costumi)

CAST
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