Nazionale  |  Roma  |  Milano  |  Marche  |  Toscana  |  Campania  |  Piemonte  |


Blackbird

Regia di - Lluís Pasqual
Al teatro Piccolo Teatro Studio Expo di Milano
dal 01.03.2012 al 20.03.2012

Vedi tournée

La banalità del male



Trama:
Un uomo di quasi sessant'anni e una ragazza di neanche trenta sono chiusi in una stanza. Lei lo aggredisce, verbalmente e fisicamente, rinfacciandogli di averla abbandonata anni prima. Già, ma quanti anni prima? Quanti anni aveva, Una, quando è stata con Ray?
...continua


Recensione:

Un teatro naturalistico, di grande fisicità verbale. È la strada scelta dall’importante regista spagnolo Lluís Pasqual per allestire il testo contemporaneo del giovane autore scozzese David Harrower.

La scena è quanto mai realistica, e riproduce l’ufficio-studio del protagonista, collegato a un corridoio-ponte, da cui escono personaggi e ricordi e in cui possono essere inghiottiti. È una rappresentazione che vira al cinema, del resto il tema scomodo trattato, quello della pedofilia, va contestualizzato nella nostra società, nel mondo in cui tale abiezione è stata concepita. Non a caso Harrower racconta un fatto di cronaca, una di quelle storie raccapriccianti, che si somigliano un po’ tutte, di cui sono pieni i giornali, ma che difficilmente vengono rappresentate. In questo senso va anche il lavoro, straordinario, degli interpreti, Massimo Popolizio e Anna Della Rosa, ma anche della piccola Silvia Altrui. I due attori principali riescono a tenere in scena una tensione altissima, in un crescendo drammatico, in quello che è un continuo match fisico e verbale tra i due, un tunnel nella disperazione. E la presenza di una bambina vera in scena – coerentemente una scelta naturalistica - a teatro non sarebbe necessario e si potrebbero anche impiegare attori adulti – accentua l’orrore di una innocenza violata e deturpata.

È un teatro della crudeltà, quello di Harrower e Pasqual, una discesa nei meandri dell’umanità, senza che ci sia, al contempo, una condanna esplicita dei personaggi. Ma la direzione che prende Pasqual è quella di spiare un interno borghese e di concepire una progressione teatrale che va nella direzione del progressivo disfacimento della scena. Sedie scaraventate, mobili messi sottosopra e i rifiuti dei sacchi della spazzatura sparsi ovunque, in quella che è una vera e propria contaminazione della scena. Sono gli oggetti feticcio della società borghese che saltano in aria, proprio come nel finale del film Zabriskie Point.




effibriest - 02-12-2011 15:41:52
Il primo riscontro, sempre e comunque, è sulla tensione. Per una persona che, come me, arriva stanca in teatro dopo una giornata di lavoro e di corse, è fondamentale, come dice un regista che conosco, che la “piuma” non cada mai! Ebbene, anche quando la piuma stava planando (qualche lungaggine nei resoconti processuali) è stata risollevata per tempo: il regista è stato bravo nella messa in scena di un testo complesso, a mostrare i vari livelli di lettura. Si abbandona repentinamente lo stereotipo dell’abuso dell’uomo adulto sulla bimba ingenua, ma si sfugge anche ad una facile rivendicazione di tipo femminista: un uomo ed una donna, intrecciati da una storia ambigua, che li lega anche a distanza di anni, hanno un colloquio/alterco che tiene sempre all’erta perché potrebbero dire qualsiasi cosa che attinge al magma della natura umana, con sincerità sfrontata ma anche (À la guerre comme à la guerre) con disperata ipocrisia, e che ci rende impossibile veramente giudicare chi sia il colpevole. Anzi addirittura, se vogliamo punire qualcuno, alla conclusione di tutto. Oggi sono in vena di citazioni: come diceva un altro regista, “la tragedia della vita è che tutti hanno le loro ragioni”. Alcune osservazioni sugli interpreti, bravissimi senza dubbio, ma in maniera completamente diversa: Massimo Popolizio, grande ex attore giovane che sta raggiungendo la maturità senza raggiungere il successo popolare che meritava, forse pecca di eccessivo mestiere; Anna della Rosa, nella grande energia messa nello spettacolo, non riesce a dissimulare un’inflessione padana. Ma sono peccati veniali, perché la storia non è ambientata in Italia ma, veramente, non fa differenza.
VotaVotaVotaVotaVota
Username:
Password:
 - 
COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: Drammatico
Durata: 90'
David Harrower (Autore)
Alessandra Serra (Traduttore)
Lluís Pasqual (Regista)
Paco Azorín (Scenografia)
Chiara Donato (Costumi)
Claudio De Pace (Luci)

CAST
News
Prima delle prime: Don Carlo

Sarà sul Don Carlo verdiano, che debutterà al Piermarini il 17 gennaio, con repliche fino al 12 febbraio, l'oggetto della tradizionale conferenza introduttiva all'opera, nell'ambito delle "prima delle prime" degli Amici della Scala. A parlare dell'opera sarà Alberto Bentoglio, Preside della Facoltà Beni culturali all’Università degli studi di Milano, nell'incontro “Amore e potere”, con ascolti e video, l'11 gennaio 2017 al ridotto Toscanini.




Sala Fontana: capodanno con Gran varietà di Cannavacciuolo

Con Gran varietà, in scena alla Sala Fontana dal 28 al 31 dicembre con una replica speciale a capodanno, si rinnova l’appuntamento ormai fisso di ogni anno nella stagione del teatro di Via Boltraffio, con uno show del grande mattatore e fantasista Gennaro Cannavacciuolo, che ci porta sempre nei territori dell’intrattenimento retrò, nel mondo tutto lustrini e pailettes del teatro di varietà, sempre rievocato con rigore flologico.




Vauro e Barbara Alberti sul palco del Menotti

Il teatro come luogo di incontro, di idee e di professionalità artistiche diverse. Coerente con questa impostazione il Teatro Menotti di Emilio Russo, dopo aver messo in scena la cantante Paola Turci, avrà sul palcoscenico un lavoro di due popolari personalità, la scrittrice Barbara Alberti e il vignettista Vauro, con la regia del cantautore e attore David Riondino. Il risultato è lo spettacolo Quante storie che sarà in scena dall'11 al 16 ottobre al Menotti.

 


fai click per chiudere...