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Dopo la battaglia

Regia di - Pippo Delbono
Al teatro Argentina di Roma
dal 01.11.2011 al 13.11.2011

Vedi tournée



Trama:
Uno spettacolo cantato e danzato sull'eco delle parole di poeti come Eliot, Whitman, Rimbaud, riletti da Delbono per parlare di rivolta e di amore.  
...continua


Recensione:
Ogni spettacolo di Pippo Delbono richiede il confronto con un articolato congegno teatrale attraversato da una forte componente di denuncia, quanto addolcito dalla presenza di umanità e poesia: è stato così per Il tempo degli assassini, per Questo buio feroce e per una pagina di denuncia come La menzogna, dedicato alla tragedia torinese della Thyssenkrupp.
 
Cifra stilistica dell’artista ligure una comunicazione diretta e penetrante dove il suono si fa corpo e la parola assume un’impensata fisicità diventando essa stessa strumento di azione scenica: non fa in questo senso eccezione Dopo la battaglia che la Compagnia Pippo Delbono porta in scena precisando all’inizio come lo spettacolo sia quel che resta di un originario progetto lirico progressivamente depauperato nelle sue singoli componenti (solisti, coro ed orchestra) dai recenti tagli dei fondi. Realtà o provocazione che sia, il risultato finale è un succedersi di quadri visivi dove parola, gesto e musica convivono all’unisono sulle ali di una crescente emotività scandita dai riferimenti letterari a Kafka, Merini, Pasolini e Whitman.
 
La scena è spoglia, solo tre porte di quinta a regolare i continui ingressi dell’adrenalinica carovana, nucleo portante della compagnia: da Gianluca alla star Bobò, cui lo stesso Delbono dedica lo spettacolo, passando per Nelson e Pepe piuttosto che per le colorate e vivaci prime donne di un gruppo che a tratti assume i contorni del circo felliniano. Sono loro i veri protagonisti del racconto di tante battaglie, sacre e profane: da grotteschi agoni poetici nella provincia italiana alle lotte per la sopravvivenza in istituti di cura. Ed ancora ritratti definiti, o solo abbozzati, di un mondo in perenne crisi di identità, dove il grigio plumbeo della scena diventa spazio mentale; un magmatico mare magnum in cui far rivivere le proiezioni del proprio inconscio, ma anche i retaggi delle tante sfide, o se preferiamo battaglie, che il singolo si trova quotidianamente a dover combattere.
 
E poi c’è lui, Pippo Delbono, prima voce fuori campo dal fondo della platea, poi presenza viva chiamata ad interagire con tutta la sua fisicità dando vita a rapsodici deliri sulle parole di Alda Merini, come a più teneri racconti con la madre che sempre lo sgrida per i suoi spettacoli “troppo tristi e seri”: a completare il cerchio le note del violinista rumeno Alexander Balanescu e la grazia di Marie Agnes Gillot, étoile dell’Opèra di Parigi e guest star nella serata della prima, per un prodotto finale che, discostandosi dai canoni abituali del teatro di Delbono, abbraccia la sfida della continua interazione con cinema, danza e musica.
 
Un'operazione coraggiosa di cui il pubblico decreta l’assoluto successo con convinti applausi e numerose chiamate finali.



valentina - 20-05-2011 11:50:35
Che bello!! Non vedo l`ora di gustarmelo...
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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: Musicale
Durata: 120'
Pippo Delbono (Autore)
Pippo Delbono (Regista)
Alexander Balanescu (Musica)

CAST
News
La collaborAZIONE si fa spettacolo

Dodici registi originari di nove diversi paesi, per cinque regie e due mani: un laboratorio mondiale, il World Wide Lab, che porta a Roma l’esperimento unico di un gruppo multiculturale nato a New York. Non è un caso se Bob Wilson li ha accolti in residenza a Watermill e se il prestigioso Irondale Center di Brooklyn li ha ospitati per ben due anni. I registi del WWL hanno costituito un gruppo di lavoro stabile, che annualmente si riunisce per produrre in due settimane di laboratorio (quest’anno salite a tre) uno spettacolo fatto di cinque momenti diretti a due mani. I testi, adattati o composti per l’occasione dai registi stessi coinvolgendo ben dieci attori, seguono uno stesso filo tematico (Upheaval/Distruzione e rinascita), ma presentano contenuti molto diversi fra loro, che partono dalle rispettive culture. Il risultato è un articolato melting pot, in cui si mescolano Taiwan, India, Canada, Israele, Stati Uniti, Grecia, Germania, Italia… In scena contenuti e stili profondamente diversi, magicamente mescolati per distillare un teatro ricco di contaminazioni, anche linguistiche. Al Teatro Due Roma fino al 12 ottobre.

Info: KIT Italia




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