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Io, l'Erede

Al teatro Eliseo di Roma
dal 06.03.2007 al 25.03.2007





Trama:
La vicenda si apre sulla commemorazione funebre di Prospero Ribera. I Selciano sono riuniti per ricordare il caro estinto che per ben trentasette anni, ha vissuto come ospite fisso della famiglia, da sempre impegnata in opere di beneficenza. Improvvisamente bussa alla porta il figlio di Prospero, Ludovico.
...continua


Recensione:
Beneficato e benefattore a confronto in una commedia particolarmente aspra, con picchi di assurdità che sfociano nel riso amaro. Lo spettatore è costretto ad osservarsi, e ciò che trova nello specchio non è una bella immagine di sé e del mondo ricco nel quale beatamente si sfama e si disseta, lanciando ogni tanto cadere un osso dalla sua tavola imbandita, a beneficio di chi muore di fame ad altre latitudini. Eduardo affronta un tema scomodo, la beneficenza, e lo approfondisce da maestro, senza lasciare spiragli di pietà; sul banco degli imputati finisce subito l’ipocrisia, l’autocompiacimento, la meschinità del benefattore che pretende la riconoscenza del beneficato. Non c’è spazio per la carità cristiana, rimpiazzata da una elemosina che accresce l’impunità, che alleggerisce le coscienze, che aiuta a mantenere le cose così come stanno e come devono rimanere. L’analisi si fa più profonda quando il protagonista sfida il pensiero comune, mette alla prova i benpensanti costringendoli a scendere sullo stesso piano. Di contorno Eduardo non rinuncia a far disquisire il protagonista sull’arte del non saper fare, sulle doti di chi sa accontentarsi di farsi campare, su chi vive per lavorare e chi preferisce abbandonarsi al pensiero sacrificando volentieri l’azione. Andrée Ruth Shammah inserisce gli attori in una scricchiolante scatola bianca, che riverbera una grande luce verso il pubblico, quasi volesse far brillare anche gli spettatori, come i beneficati, di una luce abbondantemente riflessa. Nella sala da pranzo si svolge il tutto. Intorno ad un tavolo, alle posizioni durante il pranzo, allo sparecchiamento a fine pasto, la regista costruisce le pause, i rumori, i rintocchi che portano lentamente verso la fine. Geppy Gleijeses è convincente finché la parte gli permette di ricalcare la fissità scenica di Eduardo. Integerrimo nel suo ingresso in scena conquista subito l’attenzione della famiglia e si istalla al centro della vicenda come un solido perno, intorno al quale stancamente cominciano a girare i burattini, le maschere, i borghesi piccoli piccoli messi in crisi dal contrabbandiere. Poi il protagonista si accomoda, gli inquilini si rilassano, lo spettacolo si siede, il pubblico attende il finale rimanendo desto per capire fino in fondo dove l’analisi peculiare del grande drammaturgo napoletano vada a parare. Il testo viene fuori in tutta la sua disillusione; ciò che resta invece inespresso è il valore degli attori, spaventati forse dal confronto con il grande Eduardo, anche se è in scena solo ritratto in un quadro, e poco disposti a scendere dalle righe. Mastelloni nei panni della zia potrebbe essere molto più sincero, così come gli altri potrebbero essere meno macchiettizzati. La regista fin dal primo quadro chiarisce che siamo di fronte ad una ipocrita famiglia di borghesi in cerca di gratificazioni. Il nemico è troppo chiaro, nessuno sorprende e tutto langue in un interminabile finale.


Curiosità:
Il testo viene fuori in tutta la sua disillusione; ciò che resta invece inespresso è il valore degli attori, spaventati forse dal confronto con il grande Eduardo, anche se è in scena solo ritratto in un quadro, e poco disposti a scendere dalle righe.
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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: NON SPECIFICATO
Durata: 120
Eduardo De Filippo (Autore)
Andrée Ruth Shammah (Regista)
Michele Tadini (Compositore)
Gian Maurizio Fercioni (Costumi)
Marcello Jazzetti (Luci)

CAST
News
La collaborAZIONE si fa spettacolo

Dodici registi originari di nove diversi paesi, per cinque regie e due mani: un laboratorio mondiale, il World Wide Lab, che porta a Roma l’esperimento unico di un gruppo multiculturale nato a New York. Non è un caso se Bob Wilson li ha accolti in residenza a Watermill e se il prestigioso Irondale Center di Brooklyn li ha ospitati per ben due anni. I registi del WWL hanno costituito un gruppo di lavoro stabile, che annualmente si riunisce per produrre in due settimane di laboratorio (quest’anno salite a tre) uno spettacolo fatto di cinque momenti diretti a due mani. I testi, adattati o composti per l’occasione dai registi stessi coinvolgendo ben dieci attori, seguono uno stesso filo tematico (Upheaval/Distruzione e rinascita), ma presentano contenuti molto diversi fra loro, che partono dalle rispettive culture. Il risultato è un articolato melting pot, in cui si mescolano Taiwan, India, Canada, Israele, Stati Uniti, Grecia, Germania, Italia… In scena contenuti e stili profondamente diversi, magicamente mescolati per distillare un teatro ricco di contaminazioni, anche linguistiche. Al Teatro Due Roma fino al 12 ottobre.

Info: KIT Italia




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