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La Maria Zanella

Regia di - Maurizio Panici
Al teatro Piccolo Eliseo di Roma
dal 11.10.2011 al 23.10.2011



Rappresentare il teatro della memoria attraverso un'anima sensibile, sognatrice e poeticamente struggente appare una scelta coraggiosa e controcorrente.



Trama:
Maria Zanella è una contadina del Polesine che è stata vittima con la famiglia dell’alluvione che colpì quei luoghi nel 1951: all’età di un anno è caduta dalle braccia nel padre nelle acque nere del Po in piena riportando dei danni psichici permanenti.
...continua


Recensione:

Il monologo, scritto da Sergio Pierattini in occasione del 50esimo anniversario della famosa alluvione del Polesine e messo in scena con la regia di Maurizio Panici, rievoca il mondo contadino della pianura Padana e lo rappresenta in tutta la sua umanità attraverso la figura di Maria Zanella, interpretata dalla straordinaria Maria Paiato, unica protagonista della pièce, meritatamente acclamata dal pubblico.

Maria è un’anima ingenua, una "bambina" che vive nel suo mondo e che alterna momenti di assenza in cui sogna e si perde nelle sue fantasticherie, ad altri di forte presenza nei quali si rivela capace di acute intuizioni e profonda consapevolezza. Tutto ciò è letteralmente leggibile nel linguaggio del corpo della Paiato, nei piccoli gesti continui e ripetuti, nella posizione con le gambe aperte quasi abbandonate, nel suo sguardo che a tratti oscilla nel vuoto per poi cambiare direzione e assecondare un movimento, un pensiero, un suo proposito lucido, una domanda sul mondo che la circonda, la sua disincantata consapevolezza di donna emarginata e abbandonata a se stessa. L'attrice è precisa in ogni sguardo e cambiamento del tono di voce, nella mimica facciale, nell'espressività, nel dialetto padano, trasmettendo grande realismo al suo personaggio e allo stesso tempo una dimensione profondamente emotiva. E ciò la rende "universale", lo spettatore vi si può identificare al di là della sua malattia. La scenografia voluta da Panici è nuda ed essenziale, come spesso nel teatro di narrazione: soltanto la sedia su cui è seduta la protagonista e una lampadina ad illuminarle il volto dall'alto, il massimo concesso sono le melodie su basi di tango di sottofondo nei pochi momenti di silenzio e riflessione.

La Paiato sfugge alla possibile tentazione di far diventare Maria una vittima, nonostante la sua malattia ed il suo dramma, condividendo il merito tanto con l'autore del testo che con colui che l’ha diretta. Al contrario Maria esprime fierezza, un legame stretto con la sua famiglia, senso di appartenenza al suo paesino ed al suo mondo e sopra tutto comunica il suo attaccamento alla vita, a quella passata e a quella che la aspetta e che vuole difendere a tutti i costi.

"Se ci dimentichiamo il passato, non avremo futuro" è il messaggio che Maria sembra venuta a portarci con la sua storia; la scelta di rappresentare il teatro della memoria attraverso un'anima sensibile, sognatrice e poeticamente struggente appare una scelta coraggiosa e controcorrente, come l'idea della fragilità che si trasforma in forza e grande voglia di rinnovamento.




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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: Drammatico

Sergio Pierattini (Autore)
Maurizio Panici (Regista)
Sandra Cardini (Costumi)

CAST
Maria Paiato (Attore)
News
La collaborAZIONE si fa spettacolo

Dodici registi originari di nove diversi paesi, per cinque regie e due mani: un laboratorio mondiale, il World Wide Lab, che porta a Roma l’esperimento unico di un gruppo multiculturale nato a New York. Non è un caso se Bob Wilson li ha accolti in residenza a Watermill e se il prestigioso Irondale Center di Brooklyn li ha ospitati per ben due anni. I registi del WWL hanno costituito un gruppo di lavoro stabile, che annualmente si riunisce per produrre in due settimane di laboratorio (quest’anno salite a tre) uno spettacolo fatto di cinque momenti diretti a due mani. I testi, adattati o composti per l’occasione dai registi stessi coinvolgendo ben dieci attori, seguono uno stesso filo tematico (Upheaval/Distruzione e rinascita), ma presentano contenuti molto diversi fra loro, che partono dalle rispettive culture. Il risultato è un articolato melting pot, in cui si mescolano Taiwan, India, Canada, Israele, Stati Uniti, Grecia, Germania, Italia… In scena contenuti e stili profondamente diversi, magicamente mescolati per distillare un teatro ricco di contaminazioni, anche linguistiche. Al Teatro Due Roma fino al 12 ottobre.

Info: KIT Italia




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