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Italianesi

Regia di - Saverio La Ruina
Al teatro San Pietro in Vincoli di Torino
dal 27.03.2014 al 27.03.2014

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Trama:
Esiste una tragedia rimossa dai libri di storia, sconosciuta, inaudita, consumata fino a qualche giorno fa a pochi chilometri dalle nostre case. La tragedia di un migliaio di italiani internati nei campi di prigionia della ‘Siberia' albanese, figli di tecnici italiani impegnati nella ricostruzione dell'Albania dopo la seconda guerra mondiale condannati come ‘nemici' del regime comunista e rimpatriati. Donne e bambini vengono trattenuti, poi rinchiusi nei campi, per la sola colpa di essere mogli e figli di italiani. 
...continua


Recensione:

Ascoltare Saverio La Ruina si rivela sempre essere sempre un’esperienza di indubbio spessore emotivo, tanto forti sono le narrazioni di cui l’aedo calabrese si fa interprete: è stato così in passato per Dissonorata e La borto, e non è diverso per Italianesi, l’inteso monologo sulla tragedia di connazionali rimasti prigionieri in campi di concentramento in Albania, a seguito della dittatura instaurata dopo il secondo conflitto mondiale.

Pagina inspiegabilmente dimenticata dalla storia ufficiale, dietro la saga del protagonista monologante si cela il dramma di donne e bambini, poi diventati uomini, trovatisi a crescere in una realtà coercitiva con sullo sfondo un sogno chiamato Italia: sarto per vocazione, e per professione, il Tonino di Saverio La Ruina tratteggia con grande umanità il percorso di un’esistenza sofferta e travagliata, una vita che poco impiega a diventare simbolo di una condizione di perenne instabilità. Un apolide senza speranza, straniero ovunque nella sua condizione di “italiano in Albania” e di “albanese in Italia”, ma non per questo privo di quella tensione alla libertà con cui, una volta caduto il regime, partirà da Tirana per raggiungere il cuore della Sardegna alla (ri)scoperta delle proprie radici.
 
Privilegiando la dimensione del racconto alla sperimentazione linguistica, cifra stilistica di altri precedenti allestimenti, Saverio La Ruina definisce con poesia personaggi ed ambienti, mescolando toni popolari ad altri più aulici, in perenne bilico tra quelle dimensioni di sogno e realtà che si risolvono in un italiano vernacolare dagli accenti vagamente esotici: un’accorata narrazione le cui pause son scandite dalle belle musiche di Roberto Cherillo e dai tagli di luce di Dario De Luca, corollario in una scena spoglia e priva di riferimenti, proprio come a tratti l’esistenza del protagonista. Solo la compagnia di una sedia sostiene La Ruina nel suo incedere monologante alla ricerca di un’immagine di quell’Italia solo “dove tutti sono di pittori, musicisti e cantanti”.
 
Italianesi, finalista all’edizione 2011 del Premio Riccione per il Teatro, suggestiva pagine di un teatro di parola, cui, se da un alto, gioverebbe una maggior brevità nella parabola finale, dall’altro si afferma come testo non solo ben scritto e teatralmente efficace, ma soprattutto necessario in quel percorso di recupero della memoria in cui oggi, più che mai, le nostre coscienze si devono collettivamente impegnare.



Recensione:

Una storia dimenticata di internati in un campo di concentramento. Cade il muro di Berlino, si aprono le frontiere blindate dell’Albania e le vicende drammatiche di famiglie spezzate faticosamente si ricompongono. Nessuna eroica accoglienza, nessun ringraziamento o rammarico da parte della madre patria. Il teatro recupera sofferenze e speranze di anime abbandonate al loro doloroso destino. La storia drammatica, affrontata con delicatezza ed ingenuità, diventa comica, toccante, coinvolgente e viva. L’autore costruisce il personaggio del sarto rilevando piccole imperfezione nei pantaloni del pubblico in prima fila, per poi abbandonarsi ad una serie di subordinate che lasciano in sospeso il destino dei protagonisti. Il padre, dal quale viene separato per quaranta anni, il sarto che gli dona il mestiere, la madre con le tasche strappate al marito per resistere alla forzata separazione, la moglie che accetta di essere internata per stare con lui, il figlio Leonino che lo accompagna in Italia… 

Saverio La Ruina mostra un timore ed un rispetto per il pubblico che ricordano l’atteggiamento scenico e la grande umanità di Troisi. Costruisce le storie partendo dai particolari più minimi. Finge di perdersi per la voglia di raccontarsi, rimanda le spiegazioni esplicitando le intenzioni, costella il testo di ritornelli autistici che ne esaltano la sensibilità. Scivola sulla denuncia delle ingiustizie subite investendo sulle emozioni piuttosto che sulle sue disgrazie. Si commuove e rende molto toccante l’incontro con il padre; il dito che due volte nega al genitore la possibilità di recuperare la mancanza di slancio iniziale è un gesto di una tenerezza assoluta. Candidamente si interroga sulle assurdità del destino che lo vede straniero in Italia e nemico in Albania, quando disilluso torna a visitare il campo che lo ha visto segregato per quaranta anni. Il suo è il racconto della nonna, la mia così parlava della guerra, ricco di immagini, emozioni, speranze, qualche rimpianto e nessun odio, nessuna voglia di rivalsa, di denuncia dei soprusi. 

L’approccio mite del narratore permette al pubblico di abbandonarsi alla sua vicenda. La sua compostezza incoraggia una identificazione con l’uomo che subisce, che resiste ricordando, che reagisce traghettando il prossimo nel suo inferno pieno di colori. Testo ed interpretazione si fondono dando vita ad uno spettacolo sincero, necessario, teatralmente seducente, umanamente toccante, artisticamente molto appagante.




atakteatro - 02-12-2011 18:04:17
Un racconto molto commovente e delicato...
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COMPAGNIA
DATI SPETTACOLO
Genere: Monologo
Durata: 1 h 20 m
Saverio La Ruina (Autore)
Saverio La Ruina (Regista)

CAST
Saverio La Ruina (Attore)
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