Da “potere alla parola” a “quelli che ben pensano”, legando i monologhi di Bruno alle sempre verdi meditazioni di Frankie. Percussioni e chitarra acustica amplificata, due attori a metà spettacolo per un drammatico approfondimento di anime opposte che si scontrano al G8 di Genova, e poi loro: da una parte il rapper, disposto a variare le melodie, a reinventare refrain, ad alterare il ritmo delle sue raffiche, dall’altra Bruno, teatrante da anni, cinemante da qualche tempo, corista da ora, umano da sempre.
Lo schema è semplice: a botta risponde affondo, a biasimo commiserazione, ad ironia madonne, ad associazioni battute buttate o tenute che vanno a segno quanto più sorprendono per tono, improvviso cambio di registro o linguaggio. Bruno attinge a piene mani nel suo repertorio di autore. I suoi racconti invitano a riflettere sugli ultimi, i diseredati, i precari in amore e sul lavoro. Con autentica ironia, l’attore spezzetta i suoi pezzi permettendo al cantante di contestualizzare e ampliare le sue riflessioni. Frankie a teatro sacrifica i ritmi che inducono a saltare contro il potere e si lascia apprezzare per la grande capacità di associare idee, intrecciare rime mai banali, raccontare lo squallore e la voglia di reagire di un cervello capace di sintetizzare stati d’animo, opporsi alla deriva qualunquista, indicare un sentiero creativo ed emotivamente coinvolgente.
Due ore di pensiero libero e di contaminazione di generi. I due interpreti gettano le basi per una proficua collaborazione tra teatranti e musicisti, abbattono la parete che separa le due arti spronando gli appassionati dell’una a comprendere le forze dell’altra. Impossibile non notare quanto il cantante si diverta ad improvvisarsi attore e quanto l’attore apprezzi la forza della parola ritmata e musicalmente accompagnata. Il futuro di questo duetto non può che risiedere nelle repliche, nelle sale che li accoglieranno, nella creatività che porterà l’uno ad influenzare l’altro, l’attore a ritmare e cantare le sue storie ed il musicista finalmente a recitare e magari a cimentarsi con la scrittura drammaturgica.