É sempre più raro assistere a spettacoli come questo Zoo di Vetro diretto da Salvatore Chiosi, in cui, oltre ad un cast brillante, è possibile apprezzare una regia che affronta accuratamente le minuzie interiori del dramma di Tennessee Williams con garbo e vincente leggerezza. A ciò si aggiunga la precisa scelta del regista di offrire allo spettatore un interessante spaccato della realtà privata senza indulgere in forme di celebrazione caricaturale.
Il dramma invece viene affrontato con cura filologica e intensa partecipazione da parte dei quattro attori che occupano la scena. A ciascuno di loro è data la possibilità di esprimere uno dei multiformi risvolti dell'anima di un interno di una qualsiasi casa di una qualsiasi città del sud degli Stati Uniti. E ognuno degli attori riesce, con grazia rara, a offrire una equilibratissima angolatura del testo originale.
Autentica Madre Coraggio è la protagonista Elisabetta De Palo, che condensa con ironia e dolcezza le paure e le aspirazioni di una donna sempre combattuta tra un difficile passato e la cieca fiducia nei suoi due figli. La ricchezza formale di questo spettacolo si esplica maggiormente durante la seconda parte dello spettacolo quando la scena diventa specchio delle abissali solitudini dei personaggi, sempre in fuga da e verso qualcosa di oscuro. Le spiagge messicane o una fumosa sala cinematografica rimangono gli avamposti di una libertà mai assaporata, il gusto è comunque avvelenato da un fondo di malinconia. Unica salvezza in un mondo senza luce allora può essere una candela che, illuminando soffusamente il viso, sembra cancellare ogni assenza, al punto che anche il ballo più difficile, per un istante magico, sembra poter liberare i personaggi dalla notte più intensa.