Se trovate interessanti le storie di principesse, stregoni, uomini coraggiosi e innamorati, terre fantastiche e senza tempo, draghi e ptederodattili, uccelli parlanti, incantesimi e libri magici, statue di roccia e alberi con forme umane, pietre e fuochi misteriosi, buoni contro cattivi, il bene che vince sul male, le atmosfere medievali e l’esaltazione dell’amore, e se per giunta la lirica non vi dispiace, l’ “Arca di giada” è il musical per voi. In particolar modo se avete bambini o conservate uno spirito fanciullesco.
Lo spettacolo di Toni Verde, basato sull’omonimo libro di Daniela Fusco, è sicuramente un coraggioso esperimento: quello di trasportare sulle scene una moda diffusa e di lunga durata, che ha già contagiato la letteratura di consumo e il cinema, ovvero il genere fantasy, e di contaminarla poi con il musical hollywoodiano. E chi l’ha detto che un mago cattivo non possa intonare un’aria irta d’acuti come il Gobbo di Notre Dame? Certo, il rischio dell’operazione è attutito dall’attenta miscela di elementi che nel grande pubblico sono richiestissimi (la multimedialità, gli effetti speciali, le proiezioni in 3D, lo stesso ricorso alla materia fantasy, il lancio contestuale di un orecchiabile singolo, ‘Ti regalerò una stella’).
Il risultato è una rappresentazione che può ricordare in qualche cosa ‘Il signore degli anelli’, ‘Second life’, ‘Fantaghirò’ o similia, dalla trama forse un po’ difficile da seguire, tanto da richiedere l’intervento di un narratore per raccordare le diverse scene, ma decisamente spettacolare. I bambini rimangono incantati dalle acrobazie dei trapezisti, dalle figure audaci dei ballerini, dagli acuti dei tenori, dalla scenografia tridimensionale. Gli adulti possono cogliere il valore dei momenti di pregevole virtuosismo offerti dalle efficaci coreografie e dalle ardue prove canore di tutti i giovani componenti del cast, in particolare la protagonista Valentina Spreca (Gioviska) e il cattivissimo, ma bravissimo, Alessando Campone (Kascir). Per tutti, grandi e piccini, si ricorda anche il supporto del coro di voci bianche dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma al tenore Piero Mazzocchetti (Igar).